La Roma dei Re nella regione tra i fiumi Oka e Volga

Nuove informazioni sulla Vergine Maria e Andronico-Cristo, sulla Guerra dei servi di Novgorod, su Dimitry Donskoy e Mamai, su Aleksander Nevsky e la Battaglia sul Ghiaccio, dalle pagine dell'antica “Storia di Roma” di Tito Livio e dell'Antico Testamento.

A. T. Fomenko – G.V. Nosovskiy

testo tradotto in italiano da Claudio dell’Orda

CAPITOLO 1: LA FAMOSA LUPA CAPITOLINA COME SIMBOLO DELLA VERGINE MARIA.
CRISTO E ROMOLO, IL FAMOSO PRIMO RE DI ROMA.
(Nuove informazioni su Maria Vergine e Andro nico-Cristo del XII secolo d.C., ritrovate nella storia della Roma dei Re del presunto VIII-XI secolo a.C.).

6. LA NASCITA DI ROMOLO E LA NASCITA DI CRISTO. LA VERGINE MARIA, LO SPIRITO SANTO E L'IMMACOLATA CONCEZIONE.

6.1. LA TESTIMONIANZA DI PLUTARCO.

Plutarco dedicò a Romolo il capitolo speciale "Romolo" nelle sue famose "Biografie Parallele". Ricordiamo, tra l'altro, che, secondo i nostri risultati, l'"antico" Plutarco è molto probabilmente un riflesso fantasma del famoso scrittore medievale Petrarca, vissuto presumibilmente nel 1304-1374, vedi “Fondamenti della storia” e ‘Metodi’, cap. 7:4. La figura 1.39 mostra un'antica immagine di Petrarca (Plutarco?).

Plutarco inizia il suo racconto della nascita di Romolo dicendo che, secondo alcuni autori antichi, Romolo “ERA FIGLIO DI ENEA”. [660:1], p.33. Questo identifica direttamente Romolo con Ascanio - il figlio di Enea, vedi sopra. Ricordiamo che secondo la versione più antica, Enea era considerato il padre di Romolo o Remo [579], p.24. Ma, come abbiamo già detto, secondo le nostre ricerche, Ascanio corrisponde ad Andronico-Cristo. Si veda il nostro libro "L'inizio della Rus' dell'Orda". Quindi, l'indicazione di Plutarco identifica Romolo con Cristo. Tra l'altro, il nome ASCANIO potrebbe derivare dalla combinazione AS-KHAN, ovvero ASA-KHAN o JESUS KHAN.

Prosegue Plutarco: “Alcuni raccontano della sua nascita (di Romolo - Aut.) cose MOLTO incredibili. Presso il re Tarchezio di Alba Longa, un TIRANNO sanguinario, avvenne un miracolo a palazzo: dal centro del focolare salì il pene di un uomo e rimase così per parecchi giorni. In Etruria esiste un oracolo di Tetis. Egli diede a Tarchezio il consiglio di COLLEGARE SUA FIGLIA CON LA VISIONE, predicendo che le sarebbe nato un figlio glorioso, riccamente dotato di qualità morali, felicità e forza corporea. Quando Tarchezio fu informato della risposta dell'oracolo, ordinò a una delle sue figlie di eseguire la divinazione; ma questa si offese e mandò una schiava al suo posto. Quando Tarchezio lo seppe, si irritò e decise di imprigionarle entrambe e di giustiziarle; ma Vesta gli apparve in sogno e gli proibì di macchiarsi le mani di sangue” [660:1]. [660:1], p.33.

Di conseguenza, la “schiava” diede presto alla luce due figli, Romolo e Remo. Il re Tarchezio, assetato di sangue, ordinò di ucciderli e di affidare i bambini a Terazio. Quest'ultimo, però, non eseguì l'ordine del re, ma “li portò via e li lasciò sulla riva del fiume” [660:1]. I bambini furono trovati e nutriti da una lupa. Poi furono ritrovati dalla gente e ben presto Romolo e Remo, ormai cresciuti, sconfissero il "re cattivo" Tarchezio.

A quanto pare, in forma rifratta qui viene raccontata la storia evangelica della Vergine Maria, dell'Immacolata Concezione, dell'angelo messaggero che annunciò la nascita di Cristo. Anzi, ripercorriamo con più attenzione la leggenda raccontataci da Plutarco.

 

 

6.2. IL MIRACOLO DELLA NASCITA.

Plutarco sottolinea la “totale improbabilità” degli eventi che descrive. Parla di un miracolo. Allo stesso modo, i Vangeli considerano la nascita di Cristo un evento miracoloso. Remo, il fratello di Romolo, avrebbe detto quanto segue: “La nostra nascita, dicono, è avvolta nel mistero. Esistono storie ancora più INCOMPRENSIBILI sulla nostra educazione e sulla nostra prima infanzia”. [660:1], p.38.

 

 

6.3. IL RE TARCHEZIO, SANGUINARIO E "MALVAGIO".

Secondo Plutarco, gli eventi si svolgono sotto un re "malvagio", il sanguinario Tarchezio. Tuttavia, anche gli eventi iniziali del Vangelo si svolgono sotto un re "cattivo", Erode, il quale, temendo per il suo potere regale, desidera uccidere Gesù Bambino. Non è escluso che i nomi Tarchezio ed Erode possano essere stati scambiati sulle pagine delle cronache antiche.

 

 

6.4. IL FUOCO, LA VISIONE E L'IMMACOLATA CONCEZIONE.

Secondo Plutarco, il miracolo che precedette la nascita di Romolo fu l'uscita di un pene maschile dal focolare, cioè dal fuoco, con cui la ragazza, la figlia del re, avrebbe dovuto unirsi. Si sottolineava che la ragazza doveva essere unita alla visione, cioè a qualcosa di intangibile, di divino.

Pare che Plutarco (Petrarca?), in forma rifratta qui abbia raccontato l'apparizione dello Spirito Santo alla Vergine Maria e il miracolo dell'Immacolata Concezione, fig. 1.40. I Vangeli dicono: "... si trovò incinta dello Spirito Santo" (Matteo 1:18). Lo Spirito Santo è visto nel cristianesimo come una sostanza immateriale e divina.

 

 

6.5. L'APPARIZIONE IN SOGNO, AL RE O AL MARITO, DI UN MESSAGGERO.

Andiamo oltre. Può darsi che l'apparizione in sogno di Vesta al re "antico" Tarchezio, descritta da Plutarco, rifletta l'apparizione in sogno dell'angelo messaggero dei Vangeli a Giuseppe, annunciandogli l miracolo dell'Immacolata Concezione. I Vangeli dicono: "Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". (Matteo 1, 19-21).

Tra l'altro, il nome dell'“antica” VESTA, citato da Plutarco, coincide praticamente con la parola slava VEST (guida), che corrisponde assolutamente all'essenza della questione. Infatti “VESTA” portò la notizia al re. A quanto pare, il tardo autore Plutarco ricordava già vagamente i veri eventi del XII secolo d.C. ed essendo confuso, "incollò insieme" i personaggi evangelici di re Erode e Giuseppe, il marito di Maria. Re Erode e Giuseppe erano contemporanei, entrambi hanno avuto un ruolo di primo piano nella vita di Cristo, quindi i cronisti successivi potrebbero averli confusi.

 

 

6.6. LA PREDIZIONE DELL'ORACOLO-MESSAGGERO SULLA NASCITA DI UN GRANDE FIGLIO.

Secondo Plutarco, l'oracolo predice che alla figlia del re nascerà un figlio glorioso, ricco di qualità morali, felicità e forza fisica.

Anche i Vangeli ci dicono più o meno la stessa cosa sull'imminente nascita di Cristo. L'angelo del Signore predice a Giuseppe: “Ma dallo Spirito Santo partorirà un Figlio e lo chiamerai Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. E tutte queste cose avvennero perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta” (Matteo 1:21-22).

A proposito, Plutarco nelle sue “Vite parallele” paragona Romolo a Teseo [660:1]. Ma il nome Teseo, molto probabilmente è semplicemente Theos = Dio.

 

 

6.7. IL "RE MALVAGIO" VUOLE UCCIDERE I DUE BAMBINI.

Plutarco racconta che il sanguinario re Tarchezio decise di sbarazzarsi dei due bambini, Romolo e Remo, nati da una “schiava”. Ordinò di portarli via e di ucciderli. Tuttavia, l'ordine del re “cattivo” non viene eseguito e i bambini si salvano. Ma questo è molto simile alla storia evangelica del tentativo fallito del re Erode di uccidere Gesù Bambino. Ricordiamo che Erode fece addirittura uccidere una moltitudine di neonati nel tentativo di sbarazzarsi di Cristo (Matteo 2:16). Si veda la Figura 1.41. A proposito, vale la pena notare che, secondo Tito Livio, il sanguinario re Tarchezio insegue e vuole uccidere proprio i DUE neonati: Romolo e Remo. A questo proposito, ricordiamo che, secondo la nostra ricostruzione, nella storia russa il "massacro dei neonati" descritto nei Vangeli, viene descritto come l'uccisione di DUE giovani principi - Boris e Gleb (e di diversi altri loro compagni, meno nobili e generici). Come abbiamo già discusso nel libro "Il re degli Slavi", l'apparizione nei testi antichi del numero DUE in relazione all'uccisione dei neonati, si osserva anche nei Vangeli, dove si dice che furono uccisi i neonati "dall'età di DUE anni in giù" (Matteo 2:16). Probabilmente, i cronisti successivi ricordavano qualcosa sulla presenza di DUE neonati o di due giovani eroi in questa storia, ma erano già confusi nei dettagli. Da qui le differenze nell'interpretazione del numero “due”. Gli evangelisti, ad esempio, pensavano che si trattasse di un bambino di due anni.

 

 

6.8. LA FUGA DELLA SACRA FAMIGLIA IN EGITTO E LA SALVEZZA DI CRISTO. LA VERGINE MARIA, MADRE DI CRISTO = L'"ANTICO" ROMOLO, VIENE DESCRITTA DA TITO LIVIO COME UNA DONNA DI NOME LARENZIA, CHIAMATA "LA LUPA".

Secondo i Vangeli, in fuga dalla persecuzione di Erode, la Sacra Famiglia fugge in Egitto (Matteo 2:13-15). Gesù Bambino si salva.

Vediamo più o meno la stessa cosa nel racconto degli “antichi” Plutarco e Tito Livio. “Il re ordinò di gettare i bambini nel fiume”. [483], vol. 1, p. 13. Un certo Terazio porta Romolo (e Remo) via dal palazzo reale, fino al fiume, e li abbandona lì, in un luogo deserto [660:1], p.34. “Il Tevere proprio per volontà degli dèi straripò .... e a coloro che portavano i bambini non restava che sperare che i piccoli annegassero, anche nelle acque tranquille.” [483], vol.1, p.13.

I piccoli vivono qui da soli per molto tempo, nutriti da una “lupa” e dagli “uccelli” che portano loro il cibo [660:1], p.34. Dopo qualche tempo un certo pastore trova e salva Romolo e Remo. Le Fig.1.42 e Fig.1.43 mostrano un'antica immagine della “lupa capitolina”. A proposito, Tito Livio ci fornisce l'opinione di alcuni autori antichi secondo cui la “lupa” FOSSE IN REALTÀ UNA DONNA. Viene riportato quanto segue. Il pastore "portò i bambini a sé e li diede a sua moglie Larenzia perché li allevasse. Altri ritengono che Larenzia fosse chiamata tra i pastori “LUPA” [483], vol.1, p.13. Lo storico Sesto Aurelio Vittore dice che i gemelli furono dati in pasto “ad Acca Larenzia, e che questa DONNA, per il fatto che barattava il suo corpo, veniva chiamata la DONNA LUPO”. È noto, del resto, che questo è il nome dato alle donne che traggono profitto dal proprio corpo, e perciò il luogo in cui esse soggiornano si chiama LUPANARE.” [726:1], p.176.

È tutto chiaro. Ovviamente, il Cristo bambino, alias Romolo, non fu nutrito da una LUPA e dagli uccelli, ma da una DONNA di nome Maria, sua madre. Solo in seguito alcuni autori si sono confusi nel descrivere gli eventi evangelici. Tito Livio, ad esempio, si riferiva a Maria come la “moglie Larenzia” e la "donna-lupo".

Riflettiamo sulla domanda: perché la storia romana della Lupa che allatta i neonati Romolo e Remo, era così popolare? In un certo senso, la possente Lupa con i due neonati divenne persino un simbolo della Roma "antica". Per esempio, nella Figura 1.44 abbiamo l'incisione di Pinelli del 1818: “Rappresentazione allegorica dell'antichità romana che accoglie il viaggiatore”. Lo scudo a destra raffigura proprio la Lupa etrusca con Romolo e Remo. La Fig.1.45 mostra una medaglia che raffigura: “Roma (la dea Roma) seduta sui sette colli... A sinistra della dea c'è una LUPA (SIMBOLO DI ROMA).” [304:1], vol.1, p.359. Sotto la lupa si vedono le due piccole figure di Romolo e Remo che succhiano le sue mammelle.

Esprimiamo il seguente pensiero. Nel libro “L'inizio della Rus' dell'Orda” abbiamo analizzato una trama “antica” piuttosto nota: il re Enea, che esce dalla Troia in fiamme e porta sulle spalle il padre Anchise con una “reliquia”, e tiene per mano il figlio Ascanio. Accanto a lui si trova Creusa, la moglie del re Enea. Abbiamo dimostrato che in realtà questo è un riflesso del popolare racconto evangelico della fuga di Giuseppe in Egitto con la moglie Maria e il Bambino Gesù. Gesù e Maria cavalcavano sul dorso di un asino. Questa storia è stata ripetutamente ripresa nell'arte medievale. Pare che i redattori successivi abbiano chiamato Maria la Madre di Dio con il nome di “Anchise”. Il bambino Gesù è la “reliquia”. Il maschio Giuseppe fu ribattezzato la femmina Creusa. Mentre l'asino evangelico fu chiamato Enea, confuso con Giovanni. Tuttavia, vale la pena notare che il numero totale dei personaggi fu mantenuto. Erano quattro, e quattro sono rimasti. Tuttavia, i redattori hanno erroneamente riorganizzato e rimescolato i loro nomi.

Riportiamo la corrispondenza dei principali nomi utilizzati da Virgilio nell'Eneide quando descrive il racconto evangelico della “fuga in Egitto”. Ad ogni nome “antico” indichiamo la corrispondenza con i Vangeli.

ANCHISE --- GESÙ, GIUSEPPE.

MOGLIE (MADRE) CREUSA --- moglie (madre), Maria la Madre di Dio, di Cristo.

ASCANIO --- Gesù.

ENEA --- l'“asino” che trasportava Cristo, o Giovanni Battista.

È possibile che la “antichissima” storia romana della Lupa Capitolina, cioè di una donna di nome Larenzia, di suo marito e di due bambini (Romolo e Remo), sia un'altra versione distorta della stessa storia evangelica della fuga di Giuseppe in Egitto con Maria e Cristo a dorso di un asino, Fig.1.46. Tuttavia, l'asino dei Vangeli si trasformò, sotto la penna di Tito Livio, nella LUPA romana. Tra l'altro, pur sempre un animale. Quindi, sia i Vangeli che Tito Livio parlano di un ANIMALE. O un “asino” o una “lupa”.

Naturalmente, la corrispondenza trovata tra questa versione di Tito Livio e i Vangeli è piuttosto vaga, ma comunque riconoscibile. Ciò dimostra quanto bizzarramente gli eventi della lontana realtà del XII secolo d.C. potessero rifrangersi sulle pagine delle cronache medievali.

A proposito, perché nel famoso mito romano di Romolo e Remo l'animale del Vangelo (asino) fu trasformato in una lupa? Gli autori e i commentatori tardo-antichi hanno discusso attivamente la questione del perché la DONNA di nome Larenzia, ossia la Vergine Maria, come ora cominciamo a capire, fosse chiamata lupa? La spiegazione che offrono è la seguente. Dicono che sia in latino che nel linguaggio comune, LUPA significava anche “sgualdrina” [483]. [483], vol. 1, p. 507. Cioè una donna che, come scrive Tito Livio, “si concedeva a chiunque - da qui la storia del salvataggio miracoloso” [483], vol.1, p.507 [483], vol. 1, p. 13. Tuttavia, non è escluso che il latino LUPA derivi qui dalla parola slava Lepo, Lepy, Lubo, cioè BELLA. Allora tutto torna. La Vergine Maria era chiamata KRASIVAYA, cioè LEPO, BELLA. Poi, quando l'essenza della questione fu dimenticata, gli autori "antichi" successivi del XVI-XVII secolo, trasformarono tendenziosamente il rispettoso termine slavo LEPAIA, LEPO nel "latino" LUPA = prostituta, sgualdrina. Da allora si cominciò a parlare in modo autorevole e profondo della “trasformazione” di una donna troia in una lupa. Dicono che si sia concessa a destra e a manca. Non va bene. Un certo ruolo in questa subdola riverniciatura del bianco in nero potrebbe essere giocato dal fatto che nella lingua russa la parola LEPO, letta in senso opposto - come la leggono, ad esempio, arabi ed ebrei - potrebbe essere confusa con la parola BLUD = fornicazione, per cui si potrebbe pensare che si tratti di una puttana, di una donna viziosa.

In generale, va notato che la “Storia” di Tito Livio è abbastanza vicina all'Antico Testamento, sia nello spirito che nell'enfasi. Abbiamo già presentato le relative argomentazioni nel libro “Metodi” e le riproporremo in questo libro. Ma vale la pena ricordare che nella versione ebraica degli eventi evangelici, si ripeteva con insistenza e persino con fastidio, che Maria, la Madre di Dio, era stata vittima di uno stupro. Molti autori hanno discusso “la versione ebraica della nascita illegittima di Gesù da un certo libertino” [307]. [307], p.302. In generale, la tradizione ebraica descriveva Cristo e la Vergine Maria in toni piuttosto negativi. Si vedano i dettagli in [307] e nel nostro libro “Il re degli Slavi”. Perciò, le parole di Tito Livio, secondo cui la donna Larenzia = LUPA, che nutrì Romolo (e Remo), fosse una sgualdrina che si concedeva a qualsiasi uomo incontrasse, ben si accordano con la descrizione negativa degli eventi evangelici da parte degli ebrei.

Tra l'altro, nell'immagine antica, vedi Fig. 1.46, Maria Vergine allatta il Cristo bambino, e accanto a lei c'è un asino, che i cronisti successivi riuscirono a "trasformare" in una lupa. In seguito, alcuni autori, come Tito Livio e Plutarco, cominciarono probabilmente a discutere in modo confuso sulla "lupa" che nutriva Romolo (e Remo) con il suo latte, Fig.1.47, Fig.1.48. Il risultato fu una strana immagine: una bestia selvaggia e feroce che nutre due bambini con il suo latte.

Così, la Lupa Capitolina, Fig. 1.49, Fig. 1.49a, alias la leggendaria levatrice Larenzia, è molto probabilmente un simbolo, un'immagine distorta della Vergine Maria, la madre di Cristo. La Fig.1.50 mostra una nota icona di Maria chiamata “La Madonna del Latte”. Come cominciamo a capire, si tratta in sostanza di due riflessi diversi di un'unica e sola realtà medievale del XII-XIII secolo.

Figura 1.47. Una rappresentazione antica del Campidoglio a Roma. In primo piano si vede "il piede della statua colossale dell'imperatore Costantino il Grande". [535:00], с.19. A destra, nell'angolo, l'immagine della Lupa Capitolina con Romolo e Remo. Disegno dell'artista olandese M. van Heemskerk che si presume risalga al 1532-1536.

Fig.1.48. Frammento di un disegno antico, presumibilmente del XVI secolo. Bassorilievo della lupa romana che allatta Romolo e Remo. Tratto da [535:00], p.19.

Fig.1.49. La famosa Lupa Capitolina. Si ritiene che sia una scultura etrusca, presumibilmente del V secolo a.C. Bronzo. Tratto da [1242], p.36.

Fig.1.49a. La Lupa romana che allatta Romolo e Remo. Pittura murale. Archivio di Stato. Siena. Italia. Tratto da [768:2], p.112.

Fig.1.50. Icona della Madre di Dio “La Madonna del Latte”. Tratto da Internet, Wikipedia. Si veda anche [963], p.8.

Ricordiamo anche che nel libro “L'inizio della Rus' dell'Orda" abbiamo espresso il seguente pensiero. Forse, la leggenda della “Lupa” ha assorbito l'immagine del fiume russo Volga, che, in senso figurato, "nutrì con il suo latte" Romolo e Remo, i fondatori di Roma. Dopotutto, il Volga ha “nutrito” sulle sue rive Yaroslavl - la nuova capitale della Rus' dell'Orda - ed ha anche “cresciuto” i suoi due fondatori. A questo proposito è opportuno ricordare la famosa espressione biblica: “il fiume in cui scorrono latte e miele”. Si veda, ad esempio, Esodo 3,8. Le fiabe russe parlano spesso dei "fiumi di latte con le rive di miele", ecc. Non a caso la tradizione cristiana dice quanto segue: “Fruttuosa era la terra cananea (cioè del Khan - Aut.), promessa agli Israeliti; ribolliva di LATTE E MIELE, secondo l'espressione della Sacra Scrittura. La Santa Vergine, che ha generato per noi il pane della vita, è la vera terra promessa, DA CUI NASCE LATTE E MIELE" [298:1], p.9.

C'era quindi l'immagine di un fiume in cui scorreva il latte. Non è lontano il concetto del "fiume che nutre con il suo latte".

 

 

6.9. IN MOLTE RAFFIGURAZIONI, LA VERGINE MARIA TIENE IN BRACCIO DUE BAMBINI, CRISTO E GIOVANNI BATTISTA. I DUE “ANTICHI” FRATELLI GEMELLI, ROMOLO E REMO, SONO PROBABILMENTE CRISTO E GIOVANNI BATTISTA.

Come è stato dimostrato nei libri "Fondamenti della storia" e "Metodi", la leggenda romana dello scontro tra i fratelli Romolo e Remo, che portò infine all'uccisione di Remo (presumibilmente da parte di Romolo), è un riflesso fantasma del conflitto tra l'imperatore Costantino il Grande e Licinio = Massenzio. Licinio = Massenzio fu ucciso durante la sanguinosa battaglia con Costantino. Quindi, come abbiamo dimostrato nel libro "Il battesimo della Rus'", l'evento citato risale al 1380 d.C., mentre la battaglia di Costantino con Massenzio = Licinio è nota come la battaglia di Kulikovo della fine del XIV secolo d.C.. Perciò, Costantino Grande è un riflesso dello zar-khan Dimitrij Donskoy, mentre Licinio = Massenzio è un riflesso del khan Mamai. Ricordiamo che, secondo la nostra ricostruzione, la battaglia di Kulikovo fu una battaglia per l'accettazione del cristianesimo apostolico come religione di Stato in tutto il Grande Impero Mongolo. Fu l'epoca del Battesimo della Rus' dell'Orda. Ma poiché il primo Battesimo della Rus' fu impartito dallo stesso imperatore Andronico-Cristo, i cronisti successivi confusero i due Battesimi. Il primo - nel XII secolo da parte di Andronico-Cristo e il secondo - alla fine del XIV secolo da parte di Costantino il Grande = Dimitrij Donskoy.

Di conseguenza, possiamo aspettarci che la leggenda romana dei gemelli Romolo e Remo rifletta in qualche misura gli eventi evangelici del XII secolo. Infatti, gli autori romani sottolineano che Romolo e Remo nacquero nello stesso periodo, erano fratelli gemelli ed erano amici tra loro. Inoltre, sull'omicidio di Remo esistono due versioni. Secondo la più diffusa, l'assassino fu Romolo. Tuttavia, alcuni autori hanno insistito sul fatto che in realtà Remo non fu ucciso da Romolo, ma da un certo Celere [660:1], p.41.

Il nostro pensiero è questo. Le leggende romane su Romolo e Remo hanno parzialmente assorbito le informazioni evangeliche su Cristo e Giovanni Battista. Secondo i Vangeli, erano cugini di terzo grado [298:1], p.14, furono cresciuti ed educati insieme e furono amici nell'infanzia. Nei dipinti medievali erano spesso raffigurati uno accanto all'altro come due neonati, vedi, ad esempio, Fig. 1.51 e Fig. 1.52. Inoltre, in molte immagini cristiane antiche, ad eccezione della Vergine Maria e dei due neonati vicino a lei - cioè Cristo e Giovanni Battista - non c'è nessun altro, Fig. 1.53, Fig. 1.54, Fig. 1.55. Probabilmente, è per questo che è nato il mito "antico" della Lupa e dei bambini da lei allevati - Romolo e Remo, Fig. 1.55a. Maria, la Madre di Dio, era rappresentata simbolicamente come la “Lupa”. Romolo è un riflesso di Cristo, Remo è un riflesso di Giovanni Battista. La lupa nutriva i DUE neonati. Il cibo veniva portato loro anche dagli “uccelli”. Questo era probabilmente il nome dato agli angeli cristiani, spesso raffigurati con le ali che si libravano nell'aria intorno a Cristo e a Giovanni Battista. Tito Livio sottolinea che in questo periodo, intorno alla lupa con Romolo e Remo non c'erano altre persone.

Inoltre, uno dei due neonati era, secondo la mitologia romana, il “capo”. Si tratta di Romolo = Cristo. Il secondo era di rango inferiore e dopo qualche tempo “uscì di scena”. Si tratta di Remo = Giovanni Battista. Giovanni Battista è solitamente raffigurato vestito con una pelle di animale. È possibile che anche l'immagine “antica” della Lupa che allevò Romolo e Remo provenga da qui. In alcune antiche immagini cristiane la pelle di animale avvolge il piccolo Giovanni Battista (Remo) che si stringe a Maria Vergine. Da qui potrebbe essere nata l'idea che il piccolo Giovanni = Remo si sia aggrappato alla pelle della "lupa romana", che proteggeva entrambi i bambini regali. Ad esempio, in un famoso dipinto di Michelangelo, Maria Vergine è raffigurata con i seni scoperti. Questo è un indizio del fatto che ella nutre i due neonati che le stanno vicino, Cristo e Giovanni Battista (Fig. 1.56). Il piccolo Giovanni, aggrappato alla Vergine, è vestito con pelle di animale. Alcuni cronisti, sviluppando il motivo della pelle di animale, attribuito all'infanzia di Giovanni (e di Cristo), cominciarono a speculare su una "lupa" che stava con i due neonati. Vedi anche fig. 1.56a, fig. 1.56b, fig. 1.56c.

Fig.1.56. "Madonna col Bambino, il piccolo Giovanni Battista e gli angeli (Madonna di Manchester)". Michelangelo (?). Presumibilmente intorno al 1500. La Madonna è raffigurata a seno nudo, mentre Giovanni Battista è vestito di pelle di animale. Qui vediamo una corrispondenza con la versione “antica” romana della “Lupa” che allattò Romolo (Cristo) e Remo (Giovanni Battista). Tratto da [40:1], p.157, ill.156.

Fig.1.56a. “Adorazione della Madonna col Bambino e il piccolo Giovanni Battista”. Lorenzo di Credi. Presumibilmente intorno al 1480. Nella mitologia romana “antica” questo soggetto si riflesse nella forma della “Lupa” Larenzia, che allevò due bambini, Romolo e Remo. Tratto da [122:2], p.128, fig.119.

Fig.1.56b. “Madonna con il Bambino e il piccolo Giovanni Battista”. David Ghirlandaio. Presumibilmente 1490-1500. National Gallery di Londra. Maria Vergine è raffigurata con due bambini. Nella letteratura “antica”, questa storia evangelica si riflette come la leggenda della Lupa che alleva Romolo e Remo. Tratto da [40:1], p.67, ill.57.

Fig.1.56c. “Madonna con il Bambino e il piccolo Giovanni Battista (Madonna di Garvagh)”. Raffaello. Presumibilmente 1509-1510. Nella letteratura "antica", questa storia evangelica si riflette come la leggenda della Lupa che alleva Romolo (Cristo) e Remo (Giovanni Battista). Si noti che Giovanni è vestito con la pelle di un animale. A quanto pare, è così che poteva apparire l'immagine “antica” della Lupa. Tra l'altro, il più delle volte Giovanni Battista viene raffigurato vestito con una pelliccia di lupo, cioè una pelle calda di animale. La pelliccia di lupo, infatti, scalda molto bene. Tratto da [40:1], p.155, ill.154.

Fig.1.57. Il diagramma di parentela che mostra chiaramente che Gesù Cristo e Giovanni Battista erano cugini di terzo grado. Tratto da [298:1], p.14.

Ricordiamo inoltre che Giovanni Battista fu ucciso dal re Erode. Più precisamente, per ordine di Erode. A quanto pare, questo strato di eventi evangelici si riflette nella versione romana dei fratelli Romolo e Remo. Anche Remo, infatti, fu ucciso.

Ricordiamo ancora una volta che Cristo e Giovanni Battista erano fratelli o cugini. Abbiamo rappresentato le informazioni canoniche sui parenti di Cristo sotto forma di albero genealogico, dal quale si evince chiaramente la loro parentela (Fig. 1.57). Citiamo: “A Nazareth viveva una pia coppia, Gioacchino e Anna (i genitori di Maria, la Madre di Dio - Aut.). Gioacchino proveniva dalla tribù di Giuda, una tribù reale, Anna era la figlia più giovane di un sacerdote della tribù di Aronne, Matthan, che aveva tre figlie, Maria, Sofia e Anna; Sofia aveva una figlia Elisabetta, che fu la madre di Giovanni Battista.” [298:1], p.14.

Tuttavia, nella versione romana Romolo e Remo sono considerati fratelli. È chiaro che il grado di parentela potrebbe essere stato confuso dai diversi cronisti. Alcuni parlavano di cugini di terzo grado, altri semplicemente di fratelli. In un modo o nell'altro, in entrambe le versioni si parla di FRATELLI. Il grado di parentela non veniva sempre specificato.

Alcuni cronisti, a quanto pare, confusero Romolo e Remo, cioè Cristo e Giovanni Battista. Queste divergenze si riflettevano anche nei Vangeli. Sembra che alcuni credessero che Cristo fosse “il Giovanni Battista risorto”. Ecco cosa riportano i Vangeli a questo proposito: “In quel tempo, Erode, il tetrarca, udì la preghiera per GESÙ e disse a quelli che servivano sotto di lui: “QUESTO È GIOVANNI IL BATTISTA; È RITORNATO DALLA MORTE e perciò i miracoli li fa lui”” (Matteo 14:1-2). Il fatto che alcuni considerassero Gesù come Giovanni Battista, trova eco nelle seguenti parole dei Vangeli: “Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: "La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". Risposero: "Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti".” (Matteo 16:13-14).

Come vedremo più avanti, anche Plutarco e Tito Livio confondono a volte Romolo e Remo, attribuendo le descrizioni evangeliche all'uno o all'altro.

La figura 1.58 mostra la "Sala della Lupa" in Vaticano, dove è installata la famosa statua in bronzo della Lupa Capitolina. Come cominciamo a capire, questo rispetto per lei è ben giustificato. INFATTI, LA STATUA CHE ABBIAMO DAVANTI È UNA RAPPRESENTAZIONE ALLEGORICA DELLA VERGINE MARIA CON I NEONATI CRISTO E GIOVANNI BATTISTA.

Tra l'altro, nell'antichità c'era l'abitudine di raffigurare le persone con teste di animali o addirittura in forma di animali. Per esempio, nell'arte "antica" egizia si trovano figure di persone con teste di vari animali. Si veda, per esempio, il nostro libro "La Nuova cronologia dell'Egitto".
CONCLUSIONE: A quanto pare, la famosa statua etrusca della Lupa Capitolina è un simbolo di Maria Vergine. Sotto forma di due neonati che succhiano la Lupa, gli scultori antichi raffiguravano convenzionalmente il Cristo bambino e Giovanni Battista bambino. In realtà, la stessa trama è presente in numerose immagini cristiane, dove la Vergine Maria abbraccia il giovane Cristo e Giovanni Battista. La pelle animale di cui è vestito Giovanni Battista mentre si stringe a Maria Vergine, potrebbe in seguito aver dato origine all'immagine "antica" della "Lupa" che allevò Romolo = Cristo e Remo = Giovanni.

 

 

6.10. L'ALTA STATURA DI ROMOLO E L'ALTA STATURA DI ANDRONICO-CRISTO.

Nel libro “Il re degli Slavi” abbiamo detto in dettaglio che gli antichi documenti hanno conservato prove sulla statura insolitamente elevata di Andronico-Cristo. Questo, in particolare, è testimoniato dall'impronta del corpo sulla famosa Sindone di Torino.

Chiediamoci se qualcosa di simile è riportato a proposito di Romolo. Sì, e viene detto in modo abbastanza inequivocabile. Plutarco sottolinea che: “Quando essi (Romolo e Remo - Aut.) erano ancora bambini, il loro aspetto felice - l'ALTEZZA e la bellezza - parlavano chiaramente della loro origine”. [660:1], p.36. Per quanto riguarda Remo, si nota che il re Numitore si meravigliò della "SUA ECCEZIONALE ALTEZZA". [660:1], p.37.

Si dice anche che la madre di Romolo e Remo “partorì due figli di GRANDE ALTEZZA” [660:1], p.37. [660:1], p.34. Di seguito mostreremo che Plutarco a volte confondeva Romolo e Remo, e quindi l'informazione sull'altezza insolitamente elevata di Remo è ancora una volta un ricordo dell'altezza di Romolo.
Inoltre, già nel descrivere l'aspetto di Romolo dopo la sua "scomparsa", Plutarco afferma nuovamente che Romolo era "più alto della norma" [660:1], p.61. Di conseguenza, l'alta statura di Romolo attirava l'attenzione su di sé, dato che Plutarco torna più volte su questa storia.

La Fig.1.59 mostra un'antica immagine di Romolo e Remo, presumibilmente del XV secolo. Molto probabilmente è molto più tarda, probabilmente del XVII-XVIII secolo. È eseguita in modo favolistico, come aiuto visivo della versione scaligeriana.

 

 

7. ALTRE LEGGENDE SULLA NASCITA MIRACOLOSA DI ROMOLO E SULL'IMMACOLATA CONCEZIONE. LA VERGINE MARIA NELLE PAGINE DELLA "STORIA DI ROMA" DI TITO LIVIO.

7.1. IL “CATTIVO” RE AMULIO E IL RE ERODE DEI VANGELI. LA MADRE DI ROMOLO (ILIA-REA-SILVIA) E LA VERGINE MARIA.

Nel libro ""Il re degli Slavi"" abbiamo dimostrato che nelle versioni della storia di Bisanzio e della Rus' che ci sono pervenute, nel periodo compreso tra l'XI e il XIII secolo, i cronisti tardivi hanno inserito dei riflessi fantasma della storia di Andronico-Cristo. Data l'estrema importanza degli eventi legati a Cristo, per gli abitanti del XII-XIII secolo e di quelli successivi, questi eventi venivano descritti ripetutamente. Ancora e poi ancora, da cronisti diversi, in vari Paesi e con differenti interpretazioni e resoconti. Poi questi "frammenti di ologrammi" sono stati sparsi nelle pagine delle varie cronache. Lo stesso vedremo ora nella storia romana “antica”. Vale a dire nella storia della Rus' dell'Orda, descritta da Tito Livio, Plutarco e altri "classici" come la storia della potente Roma antica. Il primo riflesso della storia di Andronico-Cristo sotto forma della storia di Romolo lo abbiamo già mostrato e ne parleremo più dettagliatamente in seguito. Il successivo, che è già un resoconto leggermente diverso degli stessi eventi, lo troviamo, ad esempio, nello stesso Plutarco, che evidentemente non comprende già più che parla in realtà della stessa cosa, di quanto ha appena raccontato poche pagine prima. Proprio all'inizio della descrizione della Roma dei Re, leggiamo dalle sue parole che Romolo e Remo nacquero secondo un'altra versione. “Tra i discendenti di Enea, i re Albani, c'erano due fratelli, Numitore e Amulio, che dovevano ereditare il trono .... Amulio lo privò facilmente (Numitore - Aut.) del trono. Temendo che la figlia di suo fratello potesse avere dei figli, la fece diventare una Vestale e la condannò alla castità eterna. Alcuni la chiamano Ilia, altri Rea o Silvia. MA BEN PRESTO FU CHIARO CHE ERA INCINTA.... Amulio la imprigionò e ordinò che nessuno potesse vederla.... Diede alla luce due figli di grandi dimensioni e bellezza. Ancora più spaventato, Amulio ordinò a uno schiavo di prenderli e gettarli in un luogo lontano.... Lo schiavo mise i bambini in una mangiatoia e andò al fiume per gettarli in acqua.” [660:1], p.34-35.

Poi si racconta che la piena del fiume travolse la mangiatoia con Romolo e Remo e li portò sulla riva, dove trascorsero un po' di tempo nutrendosi dalla “lupa” e dagli "uccelli".

Qui riconosciamo, anche se in modo vago, la storia evangelica del re “cattivo” Erode-Amulia, che teme per il suo potere regale e teme la concorrenza. Tra l'altro, come nei Vangeli, l'Amulio di Plutarco (l'Erode evangelico) ha un fratello, Numitore (Filippo nei Vangeli), con cui condivide il potere per qualche tempo.

 


7.2. L'IMMACOLATA CONCEZIONE. LA VERGINE MARIA E L'“ANTICA” VERGINE VESTALE.

Secondo Plutarco, una donna di nome Ilia-Rea-Silvia viene “condannata alla castità eterna”. Tuttavia, ben presto rimane incinta. Molto probabilmente si tratta della Vergine Maria e dell'apparizione dello Spirito Santo, in seguito alla quale rimase incinta.

Inoltre, risulta che la madre di Romolo (e Remo) affermò che “li partorì da Marte” [660:1], p.35. Cioè, da un Dio. Ciò concorda perfettamente con l'affermazione evangelica secondo cui la Vergine Maria concepì per mezzo dello Spirito Santo divino.

Sesto Aurelio Vittore riporta così la leggenda della nascita di Romolo e Remo. “Fabio Pittore nel Libro I e Vennonio scrivono che la Vergine Vestale andò a prendere l'acqua per i sacramenti a una fonte che si trovava nel boschetto di Marte. Essendo DA SOLA in mezzo alla pioggia e ai temporali, avendo perso il suo compagno, SI UNI' CON MARTE. FU TURBATA, MA PRESTO SI CALMÒ, CONFORTATA DAL DIO CHE AVEVA ANNUNCIATO IL [SUO] NOME E PREDETTO CHE I NATI DA LEI SAREBBERO STATI DEGNI DEL PADRE.” Appare evidente che si tratta dello stesso racconto evangelico dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria da parte dello Spirito Santo.

 

 

7.3. LO SPIRITO SANTO E L'UCCELLO A LUI DEDICATO - UNA COLOMBA O UN PICCHIO. L'ANNUNCIO EVANGELICO ALLA VERGINE MARIA.

Nei dipinti e nelle icone cristiane, la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine Maria è stata spesso rappresentata come l'apparizione di un uccello - una colomba, Fig.1.60, Fig.1.61, Fig.1.62, Fig.1.63.

Fig.1.60. “Annunciazione”. Stephan Lochner, presumibilmente intorno al 1440-1445. Altare dei Patroni di Colonia. Cappella di Santa Maria. Cattedrale. Colonia. Lo Spirito Santo è qui rappresentato sotto forma di colomba. A destra è raffigurato l'arcangelo Gabriele che annuncia la buona novella a Maria (Luca 1, 26-38). Tratto da [927:1], p.30, ill.37.

Fig.1.61. Frammento dell'“Annunciazione” di Stephan Lochner. Lo Spirito Santo scende verso la Vergine Maria sotto forma di colomba. Tratto da [927:1], p.30, ill.37.

Fig.1.62. "Annunciazione. Lo Spirito Santo in forma di colomba scende verso Maria. A destra l'arcangelo Gabriele annuncia a Maria la buona novella (Luca 1, 26-38). Conrad von Soest. Presumibilmente intorno al 1403. Altare di Wildungen. Chiesa parrocchiale. Bad Wildungen (Germania). Tratto da [927:1], ill.59.

Fig.1.63. Frammento della "Annunciazione" di Conrad von Soest. Lo Spirito Santo scende verso la Vergine Maria sotto forma di colomba. Tratto da [927:1], ill.59.

Fig.1.64. “Il ritrovamento di Romolo e Remo da parte di Faustolo”. Pietro da Cortona. 1643 circa. Tratto da [493:1], p.354.

Praticamente lo stesso è riportato nella versione romana “antica”. Il Dio Marte, da cui concepì la madre di Romolo (e Remo), era personificato sotto forma di un uccello (un picchio) [660:1], p.35. Dio discese dalla madre di Romolo sotto forma di uccello. Così, in entrambe le versioni si sente chiaramente il tema dell'uccello santo, collegato all'Immacolata Concezione. Nei Vangeli viene citata una colomba, mentre in Plutarco un picchio. Non a torto Plutarco informa che "entrambi gli animali (sia la lupa che il picchio - Aut.) sono da considerarsi DEDICATI A MARTE; TUTTAVIA, I ROMULIANI ONORANO RELIGIOSAMENTE IL PICCHIO; perciò le parole della madre dei piccoli (Romolo e Remo - Aut.), che li fece nascere da MARTE, trovarono maggiore conferma" [660:1]. [660:1], p.35.

Quindi, entrambe le versioni sottolineano la partecipazione di un uccello sacro.

 

 

7.4. GLI INTRIGHI DEL RE "MALVAGIO" CONTRO IL BAMBINO REGALE CHE È NATO.

Secondo Plutarco, il bambino reale Romolo (e Remo) nasce dalla Vergine Vestale. Il re Amulio (Erode), spaventato, vuole uccidere Romolo e Remo e ordina al suo servo di farlo. Molto probabilmente, Plutarco sta riportando il famoso "massacro dei neonati" del Vangelo. Il re Erode ordinò ai suoi servi di uccidere molti bambini a Betlemme e dintorni, per sbarazzarsi di Cristo.

Inoltre, come racconta Plutarco, il tentativo del re Amulio di uccidere Romolo (e Remo) si conclude con un fallimento. Pur trovandosi a un passo dalla morte, i due si salvano. Anche i Vangeli riportano che il tentativo del re Erode di uccidere Gesù Bambino si conclude con un fallimento. Cristo si salvò.

 

 

7.5. LA FUGA DELLA VERGINE MARIA CON CRISTO IN EGITTO E IL MIRACOLOSO SALVATAGGIO DEL PICCOLO ROMOLO (E REMO).

Segue l'evangelica "fuga in Egitto" della Sacra Famiglia. Secondo Plutarco, un certo Faustolo (il Giuseppe evangelico? - anche i nomi sono simili) porta Romolo (e Remo) “lontano” dal sanguinario re Amulio-Erode, in luoghi desertici dove non c'è o c'è pochissima gente. E alla fine salva Romolo, non annegandolo nel fiume, come era stato ordinato, ma lasciandolo sulla riva “in una mangiatoia”, Fig.1.64.

Infatti, come si scopre ben presto, Romolo e Remo non vissero da soli “sotto un albero”, nutriti da “una lupa e da vari uccelli”, ma furono allevati TRA GLI UOMINI, proprio come dovrebbe essere secondo i Vangeli e secondo la nostra ricostruzione. Ricordiamo che, molto probabilmente, l'Egitto biblico è la Rus' dell'Orda dell'epoca del XII secolo, dove si rifugiarono la Vergine Maria e il giovane Andronico-Cristo, sfuggendo alle persecuzioni di Zar-Grad = Gerusalemme evangelica. Ripetiamo anche che, probabilmente, la Vergine Maria è nata nella Rus', che era anche la patria del Cristo, vedi il nostro libro ""Lo Zar degli Slavi"". Al verificarsi della minaccia di Zar Grad, Maria Vergine e il Cristo sono tornati per qualche tempo nella Rus' = Egitto. Cosa scrive l'“antico” Plutarco su questo argomento? Egli informa che, sebbene Faustolo (probabilmente il Giuseppe dei Vangeli), aveva portato via di nascosto da tutti i neonati Romolo e Remo, “Numitore (il fratello di re Amulio-Erode - Aut.) lo sapeva e di nascosto faceva uscire il cibo per i piccoli. Si dice addirittura che furono mandati a GABI per imparare a leggere e scrivere e tutte quelle materie che i bambini di buona nascita devono conoscere" [660:1]. [660:1], p.36.

Per inciso, il nome GABI usato da Plutarco è probabilmente una variante della pronuncia delle parole GIBT ed EGITTO. Come dovrebbe essere, secondo i Vangeli. Dopo tutto, la Sacra Famiglia fuggì in Egitto.

Inoltre, da Plutarco apprendiamo che il neonato Romolo (e Remo) non fu istruito da picchi e altri uccelli [660:1], p.34, ma da tutori qualificati di Gabi (Egitto), che diedero loro una buona educazione, degna di figli reali. Il quadro diventa del tutto naturale e molto meno fiabesco. Inoltre, si accorda bene con i Vangeli.

Nella Fig.1.65 abbiamo “La Fuga in Egitto”, un antico dipinto del “monogrammista AB” tedesco, presumibilmente del XVI secolo. Maria e Cristo sono a cavallo di un asino, con Giuseppe davanti. La rappresentazione dell'Egitto biblico è impressionante. TUTTO L'EGITTO È COPERTO DI NEVE, FINO ALL'ORIZZONTE. Le foreste e le scogliere lontane sono coperte da una coltre di neve. Gli stivali di Giuseppe lasciano impronte visibili nella neve. Quindi c'era parecchia neve. A sinistra, dal tetto della casa pendono ghiaccioli congelati. Il cielo è coperto da nuvole di neve accigliate. Fa piuttosto freddo. Sullo sfondo si vedono alti e fitti pini.

Tuttavia, la versione scaligeriana ci assicura che la Sacra Famiglia è fuggita dalla PALESTINA all'EGITTO AFRICANO. Ci si chiede se tale neve cada spesso nella valle del Nilo o sulla strada dalla odierna Palestina all'Africa. Nell'Egitto africano crescono abeti alti e boschi fitti di conifere? E in quantità abbondante. E persino coperti di neve. Infine, dai tetti delle case africane o palestinesi pendono grandi ghiaccioli congelati? Pensiamo di no. Perché in Africa fa caldo. E anche in Palestina. Perché nel caldo Egitto africano la pioggia cade a volte una volta ogni cinque anni [85], vol.15, p.447.

Tutto è sufficientemente chiaro. Su un'immagine del "monogrammista AB" è rappresentata la natura tipicamente invernale dei Paesi della fascia centrale. Secondo la nostra ricostruzione, la Rus' dell'Orda. Qui c'è molta neve, ghiaccioli, come pure alti e fitti boschi di conifere. Di conseguenza, alcuni artisti medievali ricordavano bene dove esattamente fuggì la Sacra Famiglia da Zar Grad = Gerusalemme evangelica. Fuggirono a nord-est, nella Rus'.

A proposito, prestate attenzione all'aspetto di Maria Vergine sul quadro. Capelli chiari, raccolti in due trecce, viso ovviamente di tipo slavo. È noto anche quanto segue: “Sull'aspetto esteriore della Vergine Maria si conservano notizie nelle descrizioni storiche di Sant'Epifanio e Niceforo Callisto .... Il colore del suo volto era come quello di un chicco di grano; i suoi capelli erano di BIONDO CHIARO e DECISAMENTE DORATI.” [298:1], p.105. Tutto questo a differenza dell'immagine della Vergine Maria, in seguito fastidiosamente introdotta nella versione ebraica, vedi sotto.

Ricordiamo ancora una volta che, secondo la nostra analisi della storia del re troiano Enea-Ioannes, i cui discendenti sono Romolo e Remo, anche Enea fuggì da Troia = Zar Grad VERSO LA RUS'. Qui, insieme a Romolo e Remo, fondò la Roma dei Re. Enea era considerato il padre di Romolo o Remo, vedi sopra.

 

 

7.6. ALCUNI AUTORI ANTICHI CONDANNARONO LA VERGINE MARIA. LA VERSIONE SCETTICA EBRAICA DELLA NASCITA DI ROMOLO-CRISTO NELLE PAGINE DI PLUTARCO.

Come abbiamo già detto, la tradizione ebraica descriveva Cristo e la Vergine Maria in toni piuttosto negativi. Una simile versione scettica della nascita di Romolo-Cristo ci viene fornita da Plutarco. Egli dice: "Alcuni dicono che fu resa madre con la forza - Amulio le apparve armato, la portò via e la spogliò dell'onore. Altri pensano che il carattere fiabesco della leggenda sia spiegato dal nome ambiguo della nutrice. “Lupa” in latino significa sia ‘lupa’, una bestia, sia ‘prostituta’. A quest'ultima apparteneva la nutrice dei bambini piccoli, la moglie di Faustolo (il Giuseppe del Vangelo? - Aut.), Acca Larenzia. TUTTAVIA, I ROMANI LE FACEVANO SACRIFICI. In aprile, un sacerdote di Marte fa una libagione requiem in suo onore. La sua festa è chiamata Larentalia" [660 :1], p.35.

Pertanto, in questa versione raccontata da Plutarco, la madre di Romolo viene rappresentata come violentata da un re o da un guerriero armato. Probabilmente, la parola LUPA è il risultato della lettura inversa della parola slava BLUD, BLUDIT. I ricercatori di documenti antichi su Cristo, indicano “la versione ebraica della nascita extraconiugale di Gesù da un certo libertino (secondo Origene, un SOLDATO ROMANO) Pantira (Pandira, Pantera) .... in opposizione alla tradizione cristiana sul concepimento di Gesù da parte dello Spirito Santo”. [307], p.302.

Perciò, sia nella tradizione ebraica, sia nella versione citata da Plutarco, LO STUPRATORE della madre di Romolo-Cristo è presentato come un GUERRIERO, un SOLDATO. La stessa tradizione ebraica dice che "Egli (Cristo - Aut.) ha come luogo di nascita un villaggio ebraico e nacque da una donna del luogo. Si dice che sua madre sia stata bandita dal marito ... dopo essere stata giudicata colpevole di violazione della fedeltà coniugale... Ella, dopo che era già stata bandita dal marito e aveva iniziato a commettere fornicazione, partorì illegittimamente Gesù, e che questo [Gesù], a causa della povertà, prese a lavorare a giornata in EGITTO e imparò alcune delle magie per le quali gli EGIZIANI sono famosi.” [307], p.332.

L'“antico” Plutarco, citando un'altra leggenda esistente sulla nascita di Romolo, ci dice più o meno la stessa cosa. Come vediamo, era ebraica e presentava la madre di Romolo-Cristo con toni negativi.

Tito Livio racconta gli stessi eventi come segue: “La Vergine Vestale rimase vittima di uno stupro e partorì due gemelli, e dichiaro che Marte era il padre - sia che lo credesse lei stessa, sia per il fatto che PECCARE PER UN DIO è un disonore minimo. Né gli dei né gli uomini, tuttavia, protessero lei o la sua prole dalla crudeltà del re. La sacerdotessa fu messa in catene e il re ordinò di gettare i bambini nel fiume”. [483], vol.1, pp.12-13. Segue poi la storia del miracoloso salvataggio di Romolo (e Remo). Anche qui Livio racconta la stessa storia evangelica, ma nella luce scettica degli ebrei.

 

 

7.7. MARIA MADRE DI DIO E UN ALTRO RACCONTO DI PLUTARCO SULLA “DIVINA DONNA LARENZIA”. LA DONNA LARENZIA “NUMERO DUE” E L'IMMACOLATA CONCEZIONE.

Subito dopo il racconto della “prima Larenzia” - cioè la Vergine Maria, come abbiamo capito, vedi sopra - Plutarco passa alla “Larenzia numero due”, alla quale anche i Romani tributano alti onori, perché “fu visitata da Dio”. Anche questo racconto è vicino nello spirito alla versione ebraica scettica della nascita di Cristo, che abbiamo riportato sopra.

Plutarco dice: “Il culto dell'ALTRA LARENZIA è stato istituito per il seguente motivo. Uno dei servi del tempio di Ercole si mise in testa... di giocare con il dio ai dadi, a condizione che se avesse vinto, il dio gli avrebbe concesso qualche favore; se avesse perso, avrebbe offerto al dio un'ottima cena e gli avrebbe consegnato una bella donna. Poi lanciò i dadi prima per il dio, poi per se stesso e perse..... Preparò una cena per il dio, assunse una donna bellissima ma non ancora conosciuta da nessuno, la servì nel tempio, le preparò il letto e la rinchiuse dopo la cena, PRESENTANDOLA a disposizione del dio. SI DICE CHE IL DIO SI SIA EFFETTIVAMENTE PRESENTATO ALLA DONNA E LE ABBIA DETTO DI USCIRE AL MATTINO PER ANDARE AL FORO, BACIARE IL PRIMO UOMO CHE AVESSE INCONTRATO E CONCEDERSI A LUI. La donna incontrò Tarruzio, un vecchio dai capelli grigi, molto ricco, sicuro e senza figli. Incontrò Larenzia, se ne innamorò.... Si dice che lei, che era già famosa e ritenuta una favorita degli dei, scomparve proprio nel luogo in cui fu sepolta la prima Larenzia. Questo luogo è ora chiamato Velabro” [660:1], pp. 35-36.

Qui vediamo una chiara ripetizione del racconto romano della “prima Larenzia”. Anche in questo caso riconosciamo - nel vago racconto di Plutarco - la storia evangelica dell'apparizione dello Spirito Santo divino (il dio Ercole, secondo Plutarco) alla Vergine Maria. Cioè, alla Larenzia “numero due”, secondo Plutarco.

Inoltre, Plutarco ci informa che la Vergine Maria (Larenzia) era sposata con Giuseppe (Tarruzio, secondo Plutarco). Egli era senza figli e più anziano di Maria-Larenzia. Giuseppe-Tarruzio amava Maria-Larenzia e si prendeva cura di lei [660:1], p.36.

Il racconto di Plutarco è leggermente influenzato dallo stesso motivo sgradevole ebraico della "prostituta" che alcuni autori scettici hanno cercato di attribuire alla Vergine Maria. Secondo loro, la Larenzia “numero due” sarebbe dovuta uscire dal tempio per andare sulla pubblica piazza e concedersi al primo uomo che avesse incontrato. Quasi la stessa cosa dissero Plutarco e Tito Livio a proposito della presunta libidinosa Larenzia “numero uno”, vedi sopra. In realtà, questa frase di Plutarco risale molto probabilmente all'informazione evangelica secondo cui Maria fu data in sposa a Giuseppe. I commentatori successivi hanno giocato sulla leggera transizione ambigua delle parole: DIMENTICATA - PERDONATA. In questo modo si è voluto dare a un matrimonio normale la connotazione di fornicazione.

Infine, la versione romana riporta che la “seconda” Larenzia scomparve “nel luogo stesso in cui era stata sepolta la prima Larenzia” [660,1], cfr. [660:1], p.36. Non c'è nulla di sorprendente. Sia la “prima” che la “seconda” Larenzia sono riflessi fantasma della Vergine Maria, la madre di Cristo. Pertanto, sono entrambe "sepolte" nello stesso luogo.

Per inciso, il motivo della "libidinosa Larenzia", in Tito Livio potrebbe anche derivare dal fatto che i Vangeli descrivono due Marie: MARIA Madre di Dio e MARIA Maddalena. Quest'ultima è descritta come una "peccatrice" che in seguito si è pentita. Alcuni autori “antichi” successivi potrebbero aver confuso le “due Marie”. Di conseguenza, è emersa l'immagine della "libidinosa Larenzia" come riflesso della Maria Maddalena evangelica.