CAPITOLO 2: CRISTO E SERVIO TULLIO. LA VERGINE MARIA E LA LEGGENDARIA E BELLA LUCREZIA DI ROMA.
INFORMAZIONI SULLE LORO ORIGINI ETRUSCHE.
(Nuove informazioni su Andronico-Cristo: si scopre che Tito Livio lo ha descritto ancora come l'etrusco Servio Tullio, il re romano).
1. LA NASCITA DI RE SERVIO TULLIO E LA NASCITA DI CRISTO, RE DEGLI SLAVI.
1.1. LA NOSTRA CONCLUSIONE LOGICA E LA TESTIMONIANZA DI TITO LIVIO.
Prima di passare alle fonti principali, ricordiamo i risultati empirico-statistici ed astronomici che identificano la Roma dei Sette Re con il Secondo e il Terzo Impero Romano, e anche con il Grande Impero Mongolo del XIII-XVI secolo; si vedano i libri "Fondamenti della Storia", "Metodi" e la Mappa Cronologica Globale di A.T. Fomenko. Ne consegue che all'inizio e alla fine della Roma dei Re, la storia scaligeriana ha collocato il duplicato della guerra di Troia. Ma sappiamo già che la storia di Andronico-Cristo del XII secolo precede direttamente la guerra di Troia del XIII secolo d.C. Inoltre, proprio la crocifissione di Cristo nel 1185 ha generato la grandiosa guerra di Troia = le Crociate del XIII secolo. All'inizio della Roma dei Sette Re abbiamo scoperto che il primo re Romolo è in effetti un riflesso di Andronico-Cristo, vedi il Capitolo 1.

Fig, 2.1.
Pertanto, dovremmo aspettarci che il secondo duplicato della guerra di Troia, collocato dai cronologi scaligeriani proprio alla fine della Roma dei Sette Re, includa anche la storia di Andronico-Cristo. Ricordiamo che nella Roma dei Sette Re, l'ultimo, ovvero il settimo re, è considerato Tarquinio il Superbo. Sotto di lui si svolge la Guerra dei Tarquini, detta anche di Troia, vedi i libri “Fondamenti della storia” e “Metodi”. Di conseguenza, c'è ogni ragione di aspettarsi che nella “biografia” annalistica di Servio Tullio - il sesto re di Roma, ossia l'immediato predecessore di Tarquinio il Superbo, ci siano informazioni su Andronico-Cristo, Fig.2.1. LA NOSTRA CONCLUSIONE LOGICA E' BRILLANTEMENTE GIUSTIFICATA. Questi dati ci sono eccome, e in modo molto chiaro. Ora li indicheremo. Ma prima vi facciamo notare che, come nel caso della "biografia" annalistica di Romolo, le informazioni su Servio Tullio in Tito Livio sono costituite da due strati.
Il primo è costituito dagli eventi della Guerra di Troia = Gotica = dei Tarquini del XIII secolo d.C.. Questo strato comprende le informazioni attribuite dalla storia scaligeriana agli imperatori del Terzo Impero Romano, ovvero Odoacre e il goto Teodorico. Si veda il parallelismo dinastico nella Figura 2.1. La cronologia di Scaligero ha spinto questi nomi molto indietro nel tempo, nel fantomatico V-VI secolo d.C..
Il secondo strato della “biografia” di Servio Tullio è costituito dai dati su Andronico-Cristo del XII secolo. Il fatto che i cronisti successivi come Tito Livio abbiano “incollato” i due gruppi di documenti nell'unica “biografia” di Servio Tullio, si spiega con il fatto che Andronico-Cristo del XII secolo e la guerra di Troia del XIII secolo erano vicini nel tempo. Inoltre, la stessa guerra di Troia fu causata dalla crocifissione di Cristo a Zar Grad nel 1185.
Passiamo ora all'analisi delle fonti primarie.
Tito Livio dice: "In quel periodo avvenne un miracolo nella casa reale, divino nell'aspetto e nelle conseguenze. La leggenda narra che la testa di un ragazzo addormentato, di nome Servio Tullio, ardeva agli occhi di molti. Il grido della folla provocato da tale meraviglioso spettacolo attirò il re e la regina, e quando uno dei domestici portò dell'acqua da versare sul fuoco, la regina lo fermò. Fermò anche il frastuono, impedendo al ragazzo di essere disturbato fino a quando non si fosse svegliato. Ben presto la fiamma scomparve insieme al sonno. Poi, prendendo in disparte il marito, Tanaquilla disse: “Vedi questo ragazzo, al quale stiamo dando UN'ISTRUZIONE MOLTO POVERA? Si potrebbe pensare che sarà il nostro faro, il baluardo della casa reale umiliata. Alleviamo colui che servirà per la grande gloria dello Stato e la nostra, con tutta la cura di cui siamo capaci”. Da quel momento fu trattato come un figlio, istruito nelle scienze... Non fu difficile, perché era gradito a Dio. Il giovane crebbe fino a diventare veramente regale. Nessuno dei giovani romani poteva essere paragonato a Servio Tullio" [483], vol.1, p.45.
Esiste inoltre “una versione più antica della leggenda - SUL CONCEPIMENTO DI SERVIO TULLIO DALLA FIAMMA DEL CUORE, vedi, ad esempio, Ovidio (Fasti, VI, 631 ss.)” [483], v.1, p.515.
1.2. IL FUOCO CELESTE, ASSOCIATO AL CONCEPIMENTO O ALLA NASCITA DI SERVIO TULLIO, O ALLA SUA INFANZIA.
Evidenziamo gli elementi principali di questa vecchia storia.
- Si afferma esplicitamente che Servio Tullio fu “CONCEPITO DAL FUOCO”. Sembra che Tito Livio stia riportando qui l'apparizione dello Spirito Santo alla Vergine Maria e il miracolo dell'Immacolata Concezione, Fig.1.40 nel capitolo 1. Ricordando ancora una volta i Vangeli, "apparve che Ella avesse nel grembo lo Spirito Santo" (Matteo 1:18). Nell'immagine della Fig. 1.40, l'artista medievale ha raffigurato il fuoco celeste che scende su Maria nel momento dell'Immacolata Concezione. Vi si vede anche la colomba, ossia lo Spirito Santo.
- Tito Livio sottolinea che si tratta di un Miracolo, meraviglioso nell'aspetto e negli effetti. Ciò corrisponde perfettamente alle parole dei Vangeli sul miracolo dell'Immacolata Concezione.
- Un'altra versione romana della stessa leggenda dice che la testa del bambino addormentato, Servio Tullio, era avvolta dalle FIAMME. Qui, il fuoco celeste è associato all'infanzia di Servio Tullio. Ancora una volta si sottolinea che stiamo parlando di un miracolo. In realtà, quello che abbiamo davanti è una rifrazione leggermente diversa della stessa idea evangelica: il concepimento, la nascita e l'infanzia di Gesù Cristo sono associati all'apparizione del fuoco celeste, lo Spirito Santo. Infatti.
- Al momento del concepimento di Cristo, il fuoco celeste apparve alla Vergine Maria sotto forma di Spirito Santo, Fig.2.2.
- Al momento della nascita di Cristo, secondo i Vangeli, il FUOCO celeste apparve come il lampo della Stella di Betlemme nel cielo.
- Durante l'infanzia di Cristo, il fuoco celeste continua a “illuminarlo” perché la Stella di Betlemme, essendo balenata al momento della nascita, non si è spenta immediatamente. Essa condusse i Magi a Cristo, fig.2.3, fig.2.4. La luce della stella indicò loro la strada da percorrere per andare dal loro paese ad adorare il Bambino Gesù, fig.2.5. Vediamo una buona corrispondenza tra gli “antichi” racconti di Ovidio e Livio sulla nascita e l'infanzia del re romano Servio Tullio e il racconto evangelico di Cristo.
- Nei dipinti e nelle icone cristiane, Gesù Bambino è stato talvolta raffigurato circondato dalla LUCE, vedi, ad esempio, la fig. 2.6, la fig. 2.7 e la fig. 2.8.
- Si dice che solo due dei sette sovrani della Roma dei Re siano stati “concepiti dal fuoco”. Si tratta dei re Romolo e Servio Tullio. In entrambi i casi ci sono chiare corrispondenze con i Vangeli. Sono entrambi riflessi di Cristo.
Tra l'altro, nel frammento del dipinto “L'adorazione dei Magi” di I. Bosch, che abbiamo citato, è raffigurata una grande città, probabilmente Gerusalemme. Davanti a noi vediamo un monumento. La figura su un alto piedistallo tiene in mano una lancia o un bunchuk con in cima una mezzaluna ottomana (Fig. 2.9). Si tratta di un famoso protazan dell'Orda cosacca. Va ricordato che il protazan è raffigurato nello stemma della città di Yaroslavl. Il protazan era un simbolo non solo della Giudea ottomana, di Zar-Grad, ma anche dell'intero Grande Impero “mongolo”. Inoltre, il BUNCHUK cosacco con la mezzaluna, cioè il PROTAZAN, è stato il simbolo dell'Impero “mongolo” in tutta l'Europa occidentale fino al XVII secolo, vedi “Nuova cronologia della Rus'”, cap. 14:21. Tornando al dipinto di Bosch, vale la pena notare che l'artista antico e il suo pubblico non vedevano nulla di strano nell'accostare gli eventi evangelici all'epoca del XII-XVI secolo.
2. IL BATTESIMO DI CRISTO NEL GIORDANO È DESCRITTO DA TITO LIVIO COME UN TENTATIVO DI SPEGNERE CON L'ACQUA IL FUOCO CELESTE INTORNO ALLA TESTA DI SERVIO TULLIO.
La scena del fuoco che divampa intorno alla testa del ragazzo e il tentativo delle persone circostanti di spegnere le fiamme con l'acqua ci è già nota. Nel libro "L'inizio della Rus' dell'Orda" abbiamo discusso in dettaglio una trama simile tratta dall'"Eneide" di Virgilio. Si trattava del giovane Ascanio, figlio di Enea-Ioannes. Intorno alla testa di Ascanio (Ascanio = Gesù-Khan?) si accese una fiamma e si volle spegnerla con l'acqua. L'analisi di questa trama dell'Eneide ha rivelato che si tratta di un riflesso dell'Immacolata Concezione di Cristo e del suo battesimo da parte di Giovanni Battista nel Giordano. Ricordiamo quanto scritto da Virgilio.
"Quand' ecco innanzi agli occhi e fra le mani
De gli stessi parenti un repentino
E mirabile a dir portento apparve;
Chè sopra il capo del fanciullo Iulo
Chiaro un lume si vide e via più chiara
Una fiamma che tremola e sospesa
Le sue tempie rosate e i biondi crini
Sen gía come leccando e senza offesa
Lievemente pascendo. Orrore e tema
Ne presi in prima. Indi a quel santo foco
D' intorno, altri con acqua, altri con altro,
Ognun facea per ammorzarlo ogni opra.
Ma'l padre Anchise, a cotal vista allegro,
Le man, gli occhi e la voce al ciel rivolto,
Orò dicendo: Eterno, onnipotente
Signor, se umana prece nnqua ti mosse,
Vèr noi rimira, e ne fia questo assai.
Ma se di merto alcuno in tuo cospetto
È la nostra pietà, padre benigno,
Danne anco aita e con felice segno
Questo annunzio ratifica e conferma.
Avea di ciò pregato il vecchio appena
Che tonò da sinistra, e dal convesso
Del ciel cadde una stella che per mezzo
Fendè l'ombrosa notte e lunga striscia
Di face e di splendor dietro si trasse. [125:0], p.158.
Si può notare che il racconto di Virgilio è quasi identico alla descrizione del miracolo del fuoco ardente intorno alla testa di Servio Tullio.
Qui, molto probabilmente, viene descritto il battesimo evangelico di Cristo da parte di Giovanni Battista. E, come abbiamo già ripetutamente notato, nell'antica Chiesa cristiana esisteva il battesimo non solo con l'acqua, ma probabilmente anche con il fuoco. È proprio un punto di vista così antico, risalente, a quanto pare, al XII secolo, che ritroviamo sia nell'“Eneide” di Virgilio sia nella storia di Servio Tullio, secondo Tito Livio. Ricordiamo che la traccia del battesimo di fuoco e di acqua è conservata anche nel Vangelo di Matteo: “Vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco” (Matteo 3,11).
Inoltre, in Tito Livio e Virgilio vediamo altre tracce della scena evangelica del battesimo di Cristo. Secondo Tito Livio, al momento dell'apparizione della fiamma intorno alla testa del giovane Servio Tullio, ci fu un "GRIDO DI MOLTE VOCI, CREATO DALLO STUPENDO RAGGIO" [660:1], p.45. Poco sotto Tito Livio riferisce del RUMORE che accompagnava l'intera scena. Virgilio, invece, nella sua “Eneide”, raccontando del ragazzo Ascanio circondato dal fulgore, parla del tuono che “risuonò all'improvviso” nel momento in cui Ascanio-Iulo fu lavato con l'acqua. E i Vangeli dicono: “Essendo stato battezzato, Gesù uscì subito dall'acqua, ed ecco che i cieli gli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e posarsi su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questo è il mio amato Figlio” (Matteo 3:16-17). Si veda la Figura 2.10.
Quindi, tutte e tre le fonti parlano di un rumore o di un tuono che accompagnò la scena dell'apparizione dell'alone luminoso intorno al capo di Cristo e del suo battesimo con l'acqua.
Nel racconto di Tito Livio, la regina Tanaquilla, Fig. 2.11, che si prendeva cura del giovane Servio Tullio, gli dice quanto segue: "Ti guidino gli DEI, che un tempo circondarono il tuo capo di una luce divina e ti annunciarono un futuro glorioso. Che quel FUOCO celeste ti infiammi ora”. [660:1], p.47. Ancora una volta si ribadisce che il fuoco che circondava la testa di Servio Tullio era celeste, di origine divina. È chiaro. Intorno alla testa di Cristo, icone e dipinti raffigurano effettivamente un'aureola luminosa.
Così, vediamo che Tito Livio, chiamando Cristo “il re romano Servio Tullio”, descrive in realtà il SUO Battesimo di fuoco e acqua. Per cui, l'“antico” storico romano ci porta l'antica tradizione cristiana del battesimo del XII secolo d.C..
3. LA MADRE DI SERVIO TULLIO, CIOÈ MARIA LA MADRE DI DIO, ERA UNA DONNA ET-RUSCA, OVVERO ET-RUSSA. LA VERSIONE EBRAICA, CONTRARIA ALLA PRESUNTA BASSA ORIGINE DI SERVIO TULLIO = CRISTO, SI RIFLETTEVA ANCHE IN TITO LIVIO.
Si scopre che Tito Livio, come pure Plutarco, nel raccontare la nascita di Servio Tullio, cioè di Cristo, riporta in realtà la scettica versione ebraica. Ne abbiamo già parlato nel libro “Il re degli Slavi” e nel capitolo 1 di questo libro. Va detto che Tito Livio tratta con grande diffidenza l'interpretazione ebraica della nascita di Cristo. Ecco cosa scrive.
"Il re (Tarquinio Prisco, cioè “Tarquinio il Vecchio” - Aut.) corteggiava la figlia per lui (per Servio Tullio - Aut.). Questo onore, qualunque sia il motivo per cui venne fatto, non ci permette di credere che egli sia nato da uno schiavo e che sia stato lui stesso uno schiavo nella sua infanzia. Sono più propenso a condividere l'opinione di coloro che raccontano che, quando Corniculum fu presa, la moglie (in realtà la madre; qui c'è un refuso - Aut.) di Servio Tullio, il primo uomo di quella città, rimase incinta dopo la morte del marito; fu riconosciuta tra gli altri prigionieri e, PER IL SUO RANGO ECCEZIONALE, fu liberata dalla schiavitù dalla regina romana e partorì un figlio nella casa di Tarquinio il Vecchio. Dopo un favore così grande, le due donne si avvicinarono l’uno all’altra, e il ragazzo, che era stato allevato in casa fin da piccolo, riceveva ogni tipo di onore e favori. La sorte della madre, caduta nelle mani del nemico dopo la conquista della sua patria, fece credere che fosse nato da una schiava" [483], vol. 1, p. 45.
Poco dopo, Tito Livio torna ancora una volta sul tema della presunta bassa origine di Servio Tullio. I nemici di Servio Tullio, protestando contro il trasferimento del potere reale a lui, gridavano che il regno, “cadendo sfrenatamente sempre più in basso, sarebbe andato nelle mani degli schiavi.... il potere ... sarà dato a uno schiavo, figlio di una schiava! Sarà anche una vergogna per l'intero nome di Roma... se il potere reale diventasse disponibile non solo per gli stranieri, ma persino per gli schiavi”. [483], vol. 1, p. 46. Quindi, il motivo della presunta origine schiava di Servio Tullio preoccupava chiaramente molte persone, e alcune lo percepivano in modo piuttosto acuto. Vale la pena notare che Tito Livio non nomina la madre di Servio Tullio. Come cominciamo a capire, avrebbe dovuto chiamarsi la Vergine Maria. O Tito Livio lo aveva già dimenticato, oppure il nome di Maria è stato rimosso in fase di redazione per oscurare il collegamento con i Vangeli.
Analizziamo il racconto di Livio.
- Si dice che Servio Tullio fosse di nascita eccezionalmente nobile. Inoltre, nacque nella casa reale, vi fu allevato e fu onorato e premiato. Sua madre era una nobildonna. Ciò corrisponde al fatto che l'imperatore Andronico-Cristo era di stirpe reale, nacque in un palazzo reale e in esso fu cresciuto. Andronico è considerato il nipote dell'imperatore Alessio I Comneno [988:00].
- Allo stesso tempo, Tito Livio riferisce che, secondo alcuni autori, Servio Tullio era invece uno schiavo, nato da una schiava, cioè di bassa origine, anche se lo stesso Tito Livio non si fida di questo punto di vista. La versione ebraica già discussa da noi sopra “della nascita illegittima di Gesù da un certo libertino (secondo Origene, un SOLDATO ROMANO... Pantira, Pandira o Pantera) ... probabilmente qui suona qui in opposizione alla tradizione cristiana sul concepimento di Gesù da parte dello Spirito Santo”. [307], p.302. Una qualche eco di queste dispute è probabilmente il resoconto dei Vangeli, in cui si dice che Cristo era un falegname e il figlio di un falegname, cioè di origine semplice (Matteo 13:55), (Marco 6:3). Ma allo stesso tempo i Vangeli dicono che Cristo veniva chiamato il Re dei Giudei (Giovanni 18:39).
- Tito Livio continua dicendo che quando nacque Servio Tullio, non aveva un padre. Sua madre rimase incinta dopo la morte del marito, cioè “E' NATO SENZA MARITO”. È possibile che in questa forma vaga sia riportato il miracolo dell'Immacolata Concezione di Cristo. Secondo i Vangeli, il Padre di Cristo non era un uomo comune. Pertanto, Giuseppe, il marito di Maria, non è considerato il padre di Gesù. Gli autori successivi potrebbero interpretare le parole del Vangelo nel senso che la madre di Servio Tullio “partorì senza marito”. Per spiegare questa formulazione, i cronisti decisero di aggiungere che il padre di Servio Tullio era morto prima.
- Secondo Tito Livio, la madre di Servio Tullio fu fatta prigioniera. Potrebbe esserci un'eco ovattata della persecuzione della Sacra Famiglia da parte del malvagio re Erode. Egli voleva uccidere il Bambino Gesù, temendo per il suo potere. Maria, con Cristo e Giuseppe, fu costretta a fuggire da Betlemme per evitare la prigionia e per qualche tempo si nascosero in lontananza. Tito Livio parla di “portare la patria (della madre di Servio Tullio - Aut.) nelle mani del nemico”, vedi sopra. Questo è corretto. Il re Erode, l'avversario di Maria e di Cristo, “prese” la sua patria, ovvero era il sovrano della Giudea.
- Tito Livio parla della stretta amicizia tra le due donne: la madre di Servio Tullio e la regina Tanaquilla, che li accolse alla corte reale di Tarquinio Prisco. Le due donne “si avvicinarono l'una all'altra”. Questo potrebbe riferirsi al Vangelo di Maria ed Elisabetta. Maria è la madre di Cristo, Elisabetta è la madre di Giovanni Battista (Luca 1). Nella storia romana, la madre di Servio Tullio finì nella casa di Tanaquilla e vi rimase per un po'. Allo stesso modo, secondo i Vangeli, Maria, la madre di Cristo, andò a casa di Elisabetta e vi rimase "circa tre mesi" (Luca 1:56). Maria ed Elisabetta sono state spesso raffigurate l'una accanto all'altra nelle icone, nei dipinti e nelle sculture.
Vediamo che Tito Livio riflette, anche se in modo vago, le informazioni sulla giovinezza di Andronico-Cristo.
Si ritiene inoltre che Servio Tullio fosse figlio di un “prigioniero latino o etrusco”. [579], p.27. Eppure, secondo i nostri risultati, la LATINIA è la RUTENIA, cioè la Rus' dell'Orda (RUTENIA = paese MILITARE), e gli Etruschi sono i Russi, vedi il nostro libro "Impero", cap. 15. Risulta che Servio Tullio era figlio di una donna russa, cioè di origine slava. Ciò concorda perfettamente con l'ipotesi da noi espressa che la Vergine Maria fosse originaria della Rus', vedi il nostro libro ""Lo zar degli Slavi"". Quindi, riunendo tutti questi dati, troviamo in Tito Livio un indizio piuttosto chiaro sull'origine russa della Vergine Maria. Durante il XVII-XVIII secolo si è cercato in tutti i modi di oscurare questa circostanza, che oggi è stata dimenticata. I riformatori non volevano assolutamente che si ricordasse l'origine russa della Vergine Maria. Il fatto è che nell'epoca della Riforma la storia dell'Impero "Mongolo" = Grande cominciò a essere diligentemente imbrattata di vernice nera.
4. SOTTO IL RE TARQUINIO PRISCO VIENE NOMINATO IL SUO SUCCESSORE SERVIO TULLIO. ALLO STESSO MODO, SOTTO IL PROTOSEBASTO ALESSIO COMNENO, IL TUTORE DEL GIOVANE RE ALESSIO COMNENO, VIENE NOMINATO IL LORO SUCCESSORE ANDRONICO-CRISTO.
Secondo Tito Livio, il giovane Servio Tullio vive alla corte del re Tarquinio Prisco e di sua moglie Tanaquilla. Si dice che la città dei Tarquini fosse una città etrusca [579], p.28. Cioè, come oggi si capisce, una città russa, vedi “Impero”, cap. 15. Per i suoi meriti, Servio Tullio viene proposto come futuro pretendente al trono. Tarquinio Prisco addirittura gli “affidò in sposa la figlia”. [483], vol. 1, p. 45. Tanaquilla, la moglie di Tarquinio Prisco, è molto favorevole a Servio Tullio. Inoltre, è riportato che "Servio Tullio godeva del massimo onore, non solo del re, ma anche dei padri e del popolo". [483], vol.1, p.46. Tale crescita dell'influenza di Servio Tullio causò il risentimento di due figli dell'ex re Anco Marzio, il predecessore di Tarquinio Prisco. I figli di Anco ritennero di essere stati ingiustamente scavalcati, di essere stati deliberatamente esclusi dall'eredità e dal regno del padre, e si arrabbiarono molto sia con il re Tarquinio Prisco, che con il suo possibile successore, cioè Servio Tullio. Il conflitto si stava intensificando.
A quanto pare, nei Vangeli questi eventi non sono stati riportati. Utilizziamo quindi la corrispondenza che abbiamo scoperto tra Gesù Cristo e l'imperatore bizantino Andronico, vedi il libro “Il re degli Slavi”. Ci imbattiamo immediatamente in una trama estremamente simile nella storia di Andronico-Cristo. Passiamo alla “Storia” del bizantino Niceta Coniata.
A Zar Grad governava il giovane Alessio Comneno, figlio del precedente imperatore bizantino Manuele Comneno. Come scrive Niceta Coniata, Alessio Comneno non aveva ancora raggiunto l'età giovanile, era un bambino che aveva bisogno di “zii e balie” [933], p.288. Perciò tutta l'autorità si è concentrata nelle mani del suo tutore, il protosebasto e protovestiario Alessio Comneno che "che prese completamente il controllo della madre dello zar-adolescente, trascorreva molto tempo con lei e divenne più potente di tutti gli altri" [933], p.289. Niceta Coniata riporta che Alessio Comneno, il tutore di Alessio Comneno (i loro nomi coincidono), divenne “quasi inseparabile” dalla madre del giovane re [933], p.290.
Sebbene il protosebasto Alessio Comneno non occupi ufficialmente il trono bizantino, è il sovrano effettivo. Niceta Coniata scrive: “Per quanto riguarda il protosebasto Alessio, egli, orgoglioso del suo potere e abusando del potere del sovrano, diffondeva la sua influenza, come un drago velenoso e terribile, su tutti gli affari generali. Nulla veniva fatto senza di lui. Se a qualcuno capitava di fare qualcosa di nascosto da lui, sia supplicando la regina, che... il re (il giovane Alessio Comneno - Aut.), quando giocava con le noci o si divertiva a lanciare sassolini, non gli passava per la testa nemmeno questo”. [933], p.296.
Notiamo che nella versione bizantina i nomi del re-bambino e del suo tutore coincidono: ALESSIO COMNENO e ALESSIO COMNENO. Come vedremo tra poco, questa circostanza ha probabilmente giocato un ruolo importante nel fatto che nella “Storia di Roma” di Tito Livio entrambi confluirono - sulla carta - in un unico re romano: Tarquinio Prisco.
Sotto la “coppia” dei bizantini Alessio Comneno, sorge l'astro politico di Andronico Comneno. Presto diventerà imperatore. Ma per ora Andronico-Cristo si limita a rafforzare e a diffondere la sua influenza in lungo e in largo. Di conseguenza, alcuni iniziano a temerlo e si sviluppa una forte opposizione contro Andronico.
Pertanto, dalle pagine della "Storia" di Niceta Coniata emerge il seguente quadro. Il giovane imperatore Alessio Comneno e il suo tutore Alessio Comneno governano insieme il regno. Probabilmente, in alcuni annali questa coppia di sovrani era descritta come un unico imperatore dal nome “Alessio Comneno”, in quanto i nomi coincidevano. Ad esempio, nella “Storia” di Tito Livio questo “doppio sovrano” Alessio Comneno, a quanto pare, si riflette nel re Tarquinio Prisco.
Accanto ad Alessio Comneno emerge poi un forte rivale politico, Andronico Comneno. Nella storia romana “antica” sembra essere descritto da Tito Livio come “Servio Tullio”. Di lì a poco sarebbe diventato re, il successore di Alessio Comneno = Tarquinio Prisco.
Nella Figura 2.13 abbiamo rappresentato il diagramma del parallelismo che abbiamo scoperto.
5. LA REGINA TANAQUILLA, MOGLIE DI TARQUINIO PRISCO, SOSTIENE SERVIO TULLIO. ALLO STESSO MODO, LA CESARISSA MARIA PORFIROGENITA, SORELLA DEL RE ALESSIO COMNENO, SOSTIENE ANDRONICO-CRISTO.
Come abbiamo detto, la regina Tanaquilla, MOGLIE del re romano Tarquinio Prisco, sosteneva il giovane Servio Tullio fin da quando era bambino. Ha accolto la madre di Servio Tullio nella sua casa e si è avvicinata a lei. In seguito adottò di fatto Servio Tullio. Era un figlio adottivo nella famiglia del re. Come vedremo, la regina Tanaquilla continuerà a sostenere Servio Tullio. Infatti, lo eleverà al trono romano come successore di Tarquinio Prisco.
Passiamo ora alla “Storia” bizantina di Niceta Coniata. Qui vedremo uno schema molto simile di personaggi e delle loro relazioni. Il giovane re Alessio Comneno ha una SORELLA, che si chiama Maria Porfirogenita. È la sorella di Alessio da parte di padre, ma di madre diversa. Inoltre, Maria è la MOGLIE di un “Cesare”, originaria dell'Italia. Tuttavia, il nome del Cesare non viene nominato nella “Storia” di Coniata. Maria Porfirogenita è chiamata CESARISSA, cioè regina [933], p.303. È a capo del partito delle persone insoddisfatte del governo del protosebasto Alessio Comneno e che sostengono Andronico-Cristo. Lo schema della corrispondenza è quindi il seguente.
- La romana Tanaquilla, moglie del re Tarquinio Prisco, corrisponde alla bizantina Maria Porfirogenita, sorella del re Alessio Comneno.
- In entrambe le versioni si parla di una PARENTE DEL RE. La regina romana Tanaquilla è la MOGLIE del re, mentre la cesarissa bizantina Maria è la SORELLA del re. È possibile che i cronisti successivi siano rimasti confusi sui rapporti familiari. Inoltre, ripetiamolo, Maria era la CESARISSA, la moglie di un Cesare, un sovrano d'Italia. Quindi i termini "moglie" e "sorella" potrebbero essere stati scambiati nelle pagine delle vecchie cronache. Inoltre, entrambe le donne venivano chiamate regine.
- La romana Tanaquilla sostiene Servio Tullio, futuro successore di Tarquinio Prisco. Allo stesso modo, la cesarissa bizantina Maria sostiene Andronico-Cristo, futuro successore di Alessio Comneno. Vedere Fig.2.13.
6. L'ATTACCO A TARQUINIO PRISCO E L'ATTACCO AL PROTOSEBASTO ALESSIO COMNENO. IN ENTRAMBI I CASI, IL RE VIENE GRAVEMENTE FERITO, MA RIMANE IN VITA PER QUALCHE TEMPO.
I figli offesi di Anco Marzio, nemici di Tarquinio Prisco e da lui estromessi dal potere, organizzarono un attentato contro di lui. " Per l'attentato furono scelti due pastori tra i più disperati, armati, l'uno e l'altro, con gli attrezzi da contadino a loro familiari. Dopo aver simulato una lite nel piazzale della casa del re, radunarono tutti i servi intorno a loro con un forte schiamazzo; poi, mentre entrambi invocavano il re e le grida giunsero nelle stanze interne, vennero invitati a incontrare il re... Quando il littore li fece calmare e ordinò loro di parlare a turno, finalmente smisero di bisticciare e uno iniziò una storia già pronta. Mentre il re ascoltava con attenzione, voltandosi verso l'oratore, l'altro sollevò un'ascia e la abbatté sulla testa del re; lasciata l'arma nella ferita, entrambi scapparono di corsa dalla porta. Tarquinio, all'ultimo respiro, fu preso tra le braccia di coloro che lo circondavano...
Si levò un urlo e il popolo accorse.... Nella confusione generale, Tanaquilla ordinò di chiudere la casa, costringendo tutti a uscire. Con attenzione, come se ci fosse ancora speranza, preparò tutto il necessario per curare la ferita, ma prontamente, nel caso in cui la speranza fosse persa, prese altre misure.... Quando il rumore e la pressione della folla non poterono più essere sopportati, Tanaquilla, dalla metà superiore della casa, si rivolse alla gente. Disse loro di mantenere la calma: il re era semplicemente stordito dal colpo; il taglio non era profondo; aveva già ripreso conoscenza; il sangue era stato asciugato e la ferita esaminata; stava andando tutto per il meglio" [483], vol. 1, pp. 46-47.
Pertanto, il re Tarquinio Prisco è gravemente ferito, ma è ancora vivo e c'è una speranza, seppur debole, di guarigione.
Passiamo ora al bizantino Niceta Coniata. Il quadro è in linea di massima molto simile, anche se le descrizioni differiscono nei dettagli. Contro il protosebasto Alessio Comneno, riflesso di Tarquinio Prisco, si solleva un'ondata di malcontento. La forza trainante della ribellione è la Cesarissa Maria, riflesso della regina romana Tanaquilla. Questa è la differenza tra le due versioni che stiamo confrontando. Nelle fonti primarie romane, Tanaquilla è la moglie di Tarquinio Prisco. Sostiene il marito. Nella versione bizantina, invece, la Cesarissa Maria, sorella dello zar Alessio Comneno, agisce come oppositrice del protosebasto Alessio Comneno. Per il resto, il quadro degli eventi bizantini è estremamente simile alla versione romana di Livio. Giudicate voi stessi.
A Bisanzio si sta formando una cospirazione contro il protosebaste Alessio Comneno. Ne fanno parte diversi cittadini di spicco. La cesarissa Maria “ha preparato una congiura e .... determinando la morte del Protosebasto e aspettando solo una buona occasione per ucciderlo.... LEI CONVINSE gli assassini che dovevano sfoderare armi letali contro il nemico”. [933], p.298. In un primo momento il complotto fallì, alcuni dei cospiratori furono catturati e il tentativo di assassinio dovette essere rimandato. Tuttavia, non per molto. La ribellione continuò. "Cominciarono a riunirsi e a fare assemblee... Gridarono contro il Protosebaste come contro un uomo che prosperava oltre la sua dignità e abusava del suo potere... Tutto questo andò avanti per diversi giorni, agitando il popolo e incitandolo alla rivolta. Alla fine, la folla si ribellò e si precipitò a saccheggiare e distruggere le case più belle del popolo, che appartenevano alle persone favorite dal Protosebaste e dall'Imperatrice (la madre del giovane Alessio Comneno - Aut.)”. [933], p.301.
I ribelli attaccarono il palazzo reale. “Lo stesso Protosebaste, intrappolato nel palazzo reale, fu circondato da un drappello di Germani, CON IN MANO ASCE AFFILATE; non aveva libertà di uscita. A mezzanotte fu fatto uscire di nascosto dalle stanze reali e portato nelle prigioni del palazzo patriarcale.... Ma non erano passati che pochi giorni, quando per ordine di Andronico, gli cavarono gli occhi. Questa fu la fine del co-regno o, meglio, della tirannia non ancora pienamente consolidata del Protosebasto”. [933], p.320-321.
Analizziamo le trame a confronto: quella romana e quella bizantina, ovvero di Zar Grad.
- Secondo Tito Livio, si forma una congiura contro il re romano Tarquinio Prisco. I cospiratori sono scontenti di essere stati estromessi dal potere. Allo stesso modo, secondo Niceta Coniata, sta nascendo una cospirazione anche contro l'attuale sovrano bizantino, il Protosebaste Alessio Comneno, tutore del giovane re Alessio Comneno. Si forma un folto partito di insoddisfatti del governo di Alessio Comneno.
- Accanto al romano Tarquinio Prisco c'è sua moglie Tanaquilla, che è intimamente coinvolta negli eventi. Secondo Tito Livio, sostiene il re. Nella versione bizantina di Niceta Coniata, al centro dello svolgersi degli eventi c'è l'attivissima Cesarissa Maria Porfirogenita, sorella dello zar Alessio Comneno. Qui viene presentata come un'avversaria del protosebasto Alessio Comneno. Probabilmente, anche i cronisti successivi, confondendo “moglie” con “sorella”, erano confusi nel definire il suo ruolo: se fosse amica o nemica del sovrano rovesciato. Tuttavia, in entrambi i casi i cronisti indicano chiaramente la presenza di una regina o di una donna importante che si trova attivamente al centro del dramma.
- Secondo Tito Livio, i cospiratori si infiltrano e attaccano il palazzo reale di Tarquinio Prisco. Tutto questo avviene in pubblico. Subito dopo l'attentato al re, il popolo accorre a palazzo. Allo stesso modo, il bizantino Niceta Coniata racconta che i cospiratori e i ribelli irrompono nelle stanze del re Alessio Comneno, dove catturano il protosebasto Alessio Comneno. Gli eventi si svolgono sullo sfondo di una ribellione nella capitale, Zar Grad.
- Tito Livio racconta che i congiurati colpiscono Tarquinio Prisco con un'ascia alla testa. IL RE VIENE GRAVEMENTE FERITO. Nella versione bizantina, Niceta Coniata riferisce che il protosebasto Alessio è stato circondato da guerrieri con le ASCE AFFILATE. Quindi, in entrambe le versioni, si parla di un'ascia AFFILATA associata a un attentato al re. Inoltre, nella versione di Zar-Grad, dopo poco tempo al protosebasto Alessio Comneno vengono cavati gli occhi. Questo potrebbe essere espresso in seguito con le parole: “colpito alla testa con qualcosa di appuntito”. È chiaro che al protosebasto è stata inferta una grave ferita alla testa, pericolosa per la vita.
- Tuttavia, il romano Tarquinio Prisco è ancora vivo. Nella versione di Zar Grad, Niceta Coniata non riporta nulla sulla morte del Protosebaste Alessio Comneno al momento dell'asportazione degli occhi. Non è escluso che per qualche tempo il Protosebaste sia rimasto in vita. In linea generale, dopo questa scena il Protosebaste Alessio Comneno scompare dalle pagine della "Storia" di Niceta Coniata. Tuttavia, il suo “omonimo”, il giovane re Alessio Comneno, rimane in vita. Poiché nella versione bizantina i due Alessio Comneno potevano essere confusi e “incollati”, vediamo una buona corrispondenza tra le storie del romano Tito Livio e del bizantino Niceta Coniata. Lo schema generale della storia è il seguente: a seguito della congiura, il re viene gravemente ferito, ma per ora RESTA VIVO.
7. SERVIO TULLIO VIENE ELEVATO AL TRONO DI ROMA DALLA REGINA TANAQUILLA. ANDRONICO-CRISTO VIENE ELEVATO AL TRONO DI ZAR GRAD DALLA CESARISSA MARIA PORFIROGENITA.
Secondo Tito Livio, Servio Tullio viene elevato al trono romano da Tanaquilla, moglie di Tarquinio Prisco. Le cose stanno così. Subito dopo l'attentato al re Tarquinio Prisco, Tanaquilla, "convocò subito a sé Servio, gli mostrò il marito quasi morto e, stendendogli la mano, gli fece capire che la morte del suocero doveva essere vendicata... "A te, Servio, se sei un uomo”, disse, ”il regno è tuo.... Ricorda chi sei, non da cosa sei nato. E se la tua determinazione ti tradisce in un guaio imprevisto, SEGUI LE MIE DECISIONI....”. Servio uscì, vestito di trabea, accompagnato dai littori e, sedutosi sul trono reale, su alcune questioni decise subito, su altre, per salvare le apparenze, aspettò di consultarsi con il re" [483], vol. 1, pp. 46-47.
Il bizantino Niceta Coniata racconta che fu la cesarissa Maria Porfirogenita che mise effettivamente Andronico sul trono. “Egli (Andronico - Aut.) fu soprattutto incoraggiato e spinto ad andare con coraggio da loro dalla porfirogenita Maria, la sorella dello zar Alessio da parte di padre .... e dal marito, il Cesare.... CHE SPRONO' ANDRONICO CON LE SUE LETTERE, come un cavallo che sta fuori dal recinto e si sforza di entrare nell'anello" [933], p.297. Allora, Maria Porfirogenita portò “dalla sua parte i suoi parenti, dei quali sapeva correttamente che erano favorevoli ad Andronico e avevano antipatia per il Protosebasto” [933], p. 297. Niceta Coniata sottolinea che la cesarissa Maria fu estremamente insistente nel desiderio di far salire Andronico sul trono di Zar Grad. Tutti “vedevano che la Cesarissa Maria in tutte le situazioni non pensava di rinunciare ai suoi propositi e non riduceva affatto le sue eccessive pretese”. [933], p.303.
Andronico-Cristo entrò a Zar Grad. Le truppe si schierarono al suo fianco e il popolo accorse dal nuovo capo. “Apparendo in folla ad Andronico, si meravigliavano della sua statura, della sua maestosa bellezza”. [933], p.319. Il giovane rer Alessio Comneno fu costretto a sottomettersi ad Andronico. “Vedendo che quasi tutti proclamavano Andronico come re, dovette volontariamente cedere alla forza degli eventi, e quindi cominciò a lusingare il vecchio stesso, insieme ad altri, pregando Andronico di REGNARE CON LUI .... Allora, il più fervente dei sostenitori di Andronico, afferrandolo con entrambe le mani, lo pose sul letto intessuto d'oro su cui era seduto il re.... Il giorno dopo, quando iniziò la proclamazione dei re nella grande chiesa... IL NOME DI ANDRONICO FU PROCLAMATO PER PRIMO, MENTRE IL NOME DI ALESSIO FU DETTO COME SECONDO”. [933], p.347-348.
C'è una buona corrispondenza tra gli eventi romani e quelli bizantini.
- Nella versione romana, la regina Tanaquilla, moglie di Tarquinio Prisco, mette al trono lei stessa Servio Tullio. Allo stesso modo, nella versione bizantina, la regina (cesarissa) Maria Porfirogenita intronizza effettivamente Andronico-Cristo.
- In entrambe le versioni, la regina donna è una parente del re precedente. Secondo Tito Livio, è una MOGLIE e secondo Niceta Coniata è una SORELLA.
- Sia la romana Tanaquilla che la bizantina Maria Porfirogenita sono descritte come sovrane estremamente attive, capaci di orientarsi rapidamente in una situazione politica complessa e di prendere decisioni rapide e responsabili.
8. SERVIO TULLIO DIVENTA RE SOTTO IL RE TARQUINIO PRISCO, ANCORA IN VITA. ANDRONICO CRISTO DIVENTA RE E CO-REGGENTE CON IL GIOVANE RE ALESSIO COMNENO.
Secondo Tito Livio, di fatto Servio Tullio divenne re nei giorni in cui Tarquinio Prisco, gravemente ferito, era ancora vivo. Cioè, per qualche tempo Servio Tullio e Tarquinio Prisco furono co-regnanti. Sembra che Servio Tullio si sia rivolto a Tarquinio per risolvere alcuni casi particolarmente difficili [483], vol.1, p.47. Tito Livio pensava che Tarquinio fosse già morto e quindi dipinge le azioni di Servio Tullio come ipocrite e ingannevoli. Scrive: “In questo modo, pochi giorni dopo la morte di Tarquinio, nascondendo la sua morte, Servio, con il pretesto di adempiere ai doveri altrui, rafforzò la propria posizione”. [483], vol.1, p.47.
Secondo il bizantino Niceta Coniata, il giovane era Alessio Comneno era davvero ancora vivo quando Andronico divenne suo co-reggente. Naturalmente, non è escluso che in questo periodo sia morto l'omonimo del re Alessio Comneno, ovvero il suo tutore, il protosebasto Alessio Comneno. Ovviamente, i cronisti successivi potevano benissimo averlo confuso con il giovane imperatore. In ogni caso, diventa chiaro perché Tito Livio descrive una situazione ambigua. Da un lato, il re Tarquinio sembra essere stato ucciso. Dall'altro, sembra che sia vivo, perché è così che la regina Tanaquilla e il nuovo re Servio Tullio presentano la vicenda.
9. LA MORTE SUBITANEA DI TARQUINIO PRISCO E LA MORTE SUBITANEA DI ALESSIO COMNENO.
Pochi giorni dopo, il re romano Tarquinio Prisco muore. “Fu annunciato l'accaduto e nella casa reale si levò un lamento”. [483], vol.1, p.47.
Allo stesso modo, a Zar Grad muore improvvisamente il giovane re Alessio Comneno. Per la sua morte, il bizantino Niceta Coniata incolpa Andronico. Tuttavia, qui vale la pena ricordare che in generale l'atteggiamento di Coniata nei confronti di Andronico-Cristo è negativo. Per cui, al “cattivo Andronico” potrebbero essere state attribuite molte cose che in realtà non ha commesso. Si vedano i dettagli nel nostro libro “Il re degli Slavi”. Soffermiamoci quindi in dettaglio sul fatto, per noi importante, della morte del giovane Alessio Comneno.
Scrive Coniata: “Di notte Stefano Agiocristoforita, Costantino Tripsico e Teodoro Dalibreno capo dei littori, si recano da Alessio e lo strangolano con una corda di arco; il corpo del giovane imperatore (non aveva ancora compiuto quindici anni) è portato ad Andronico che gli dà un calcio all’inguine; il suo orecchio è forato con uno spiedo e infilatavi una cordicella è applicata la cera su cui era impresso il sigillo dell’anello di Andronico; il corpo, prima di essere portato in mare, fu privato della testa che fu portata ad Andronico, mentre il corpo messo in un vaso di piombo fu abbandonato alle profondità del mare; esecutori, Giovanni Camatero, capo del Canicleio, che in seguito divenne arcivescovo dei bulgari e Teodoro Cummo, insignito della carica di cartulario (carica di natura militare).” [933], p.350.
Scrive Coniata: “Stefano Agiocristoforo, Costantino Tripsico e un certo Teodoro Dadivrino, il capo dei littori, lo assalirono (il giovane re Alessio - Aut.) di notte e lo colpirono con la corda dell'arco... Poi, con un ago gli bucarono l'orecchio, vi infilarono un filo, vi attaccarono della cera e vi attaccarono il sigillo che era sull'anello di Andronico. Poi fu ordinato di tagliare la testa e di portarla immediatamente ad Andronico, mentre il resto del corpo fu gettato nell'acqua ..... La testa fu segretamente gettata nel cosiddetto katavat, mentre il corpo, sigillato in una cassa di piombo, fu calato in fondo al mare. Il vascello su cui fu trasportato questo sfortunato carico era guidato con canti e danze da due uomini famosi, cioè Kaniklius John Kamatat: Kaniklius John Kamatir, che in seguito fu ARCHIPASTYREM della principale città della Bulgaria, e Theodore Humn, che ricoprì la carica di Haltularius”. [933], с.350.
- Per cui, in entrambe le versioni il re muore poco dopo l'effettiva ascesa al trono del suo successore. E non muore di propria mano, ma in seguito a un tentato e deliberato omicidio.
- Il romano Tarquinio Prisco fu ucciso da un colpo d'ascia alla testa. Si dice che al giovane bizantino Alessio Comneno sia stata tagliata la testa. Mentre al suo omonimo, il protosebasto Alessio Comneno, furono cavati gli occhi. Per cui, anche a lui fu inflitta una grave ferita alla testa. Inoltre, al giovane Alessio fu trafitto un orecchio con un ago.
- Il romano Tito Livio afferma che gli assassini del re Tarquinio Prisco furono DUE PASTORI; non vengono forniti i loro nomi. Il bizantino Niceta Coniata testimonia che gli assassini del giovane Alessio Comneno furono tre. Tuttavia, il corpo di Alessio fu gettato in mare da DUE uomini, uno dei quali era un PASTORE. Sembra che ci troviamo di fronte a due descrizioni leggermente diverse dello stesso evento. GLI ASSASSINI DEL RE ERANO DUE O TRE. Inoltre, tra loro c'era almeno un pastore. Abbiamo già incontrato più volte le tracce dell'ingannevole editing del XVII-XVIII secolo, quando sulle pagine delle antiche cronache i redattori successivi cambiarono la parola cristiana PASTYR (pastore nel senso di ministro del culto) con la parola neutra PASTUCH (pastore di bestiame), oscurando l'essenza della questione e ripulendo le tracce del cristianesimo dalle opere “antiche” del XIV-XVI secolo d.C. Sulla carta, i PASTORI cristiani “divennero” dei PASTORI DI BESTIAME, che pascolavano le mandrie sui bei prati dell'“antichità”.